Identità ladina sotto attacco, il caso Delago
![]()
di Lucas Casati
In un’epoca che si professa inclusiva, il silenzio assordante e le discriminazioni che colpiscono la
comunità ladina rappresentano una ferita aperta nel cuore delle Alpi. Non si tratta solo di folklore
o di rivendicazioni di confine, ma di un disagio identitario che emerge con forza tra le cime di
Cortina ed i social media.
L’esclusione olimpica: un’identità negata a Cortina d’Ampezzo, il simbolo della protesta con
l’esposizione della bandiera ladina alta splendente e trionfante ondeggiando tra i venti alpini ed
apparsa su centinaia di balconi come atto di resistenza pacifica. Circa 500 vessilli sono stati
distribuiti per denunciare il totale mancato coinvolgimento del territorio ladino
nell’organizzazione dei prossimi Giochi Olimpici.
È un’amara constatazione quella che mette a confronto l’attuale gestione con l’edizione di Torino
2006, dove le minoranze linguistiche furono valorizzate non solo nella cultura, ma persino nella
toponomastica. Oggi, invece, ai ladini viene negata persino la richiesta di presenziare con i propri
costumi tradizionali alle cerimonie ufficiali, un segnale di emarginazione culturale che calpesta
una storia millenaria.
Il caso della sciatrice Nicol Delago è emblematico: dopo una vittoria straordinaria in Coppa del
Mondo, l’atleta è stata vittima di attacchi d’odio online per il solo “crimine” di aver rilasciato
un’intervista nella sua lingua madre, il ladino.
Questi attacchi rivelano una tendenza pericolosa a interpretare l’identità culturale come una
prova di lealtà politica, sminuendo la dignità di chiunque rivendichi con orgoglio le proprie radici.
Il disagio della comunità ladina, affonda le radici in una “unità rubata 100 anni fa”, figlia di una
divisione territoriale forzosa che ha frammentato il popolo ladino in diverse province.
La spinta dei comuni di Cortina, Livinallongo e Colle Santa Lucia verso la riunificazione
amministrativa con l’Alto Adige non è una questione economica o di “portafoglio”, ma un’istanza
culturale profonda e irrinunciabile.
Come giustamente sottolineato dall’Andreas-Hofer-Bund, il riconoscimento della diversità non
deve essere un optional, ma un pilastro fondato sui diritti umani. La solidarietà verso i ladini non è
dunque un semplice atto di cortesia, ma un dovere civile per chiunque creda nel rispetto reciproco
e nel valore inestimabile del pluralismo identitario.





