Il Besanosauro, il gigante del mare tropicale che nuotava nella Lombardia di 235 milioni di anni fa
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Molto prima delle Alpi, delle città e della pianura padana, la Lombardia era sommersa da un mare tropicale popolato da pesci primitivi, squali e grandi rettili marini. Tra questi nuotava uno degli animali più affascinanti mai scoperti nel territorio italiano: il Besanosaurus leptorhynchus, noto come Besanosauro.
Il suo fossile, rinvenuto nel 1993 nei pressi di Besano, in provincia di Varese, rappresenta il rettile marino più grande e completo mai trovato in Italia. Oggi una replica del reperto è esposta al Museo Civico di Storia Naturale di Milano, accanto alla replica c’è anche un modello in vetroresina, dove racconta ai visitatori una storia che risale a circa 235 milioni di anni fa, nel periodo del Triassico. Il fossile originale, estremamente delicato e ancora in parte inglobato nella roccia bituminosa, è conservato e studiato nelle collezioni scientifiche del museo.

Il nome scientifico del Besanosauro significa letteralmente “rettile di Besano dal becco sottile”. Non si trattava di un dinosauro, come spesso si pensa quando si parla di grandi animali preistorici, ma di un ittiosauro, un gruppo di rettili marini che avevano sviluppato un corpo idrodinamico simile a quello dei delfini.
Questi animali discendevano probabilmente da rettili terrestri simili a grandi lucertole, che nel corso dell’evoluzione si adattarono alla vita in mare: le zampe si trasformarono in quattro pinne, il corpo divenne affusolato e la coda si sviluppò per favorire il nuoto.
Il Besanosauro aveva un lungo muso sottile, denti piccoli e appuntiti e probabilmente si nutriva soprattutto di calamari e piccoli pesci. Il suo modo di nuotare era diverso da quello dei cetacei moderni, il corpo ondulava lateralmente come quello dei pesci.
Il reperto scoperto a Besano è straordinario per più motivi.
Lo scheletro, lungo quasi sei metri, è stato rinvenuto all’interno di una grande lastra di roccia bituminosa. Il recupero del fossile è stato un lavoro lungo e complesso: 6 anni di preparazione, circa 16.500 ore di lavoro in laboratorio e analisi ai raggi X per individuare le ossa all’interno della roccia.
Un dettaglio rende questo esemplare ancora più prezioso, all’interno dello scheletro sono stati individuati degli embrioni, segno che l’animale era una femmina incinta al momento della morte.
Questa scoperta conferma che gli ittiosauri non deponevano uova sulla terraferma ma partorivano piccoli già formati direttamente in acqua, un adattamento perfetto alla vita marina.


Per capire il Besanosauro bisogna immaginare un mondo completamente diverso da quello attuale.
Nel Triassico medio, circa 240 milioni di anni fa, la Lombardia occidentale era occupata da un mare poco profondo disseminato di isole. Questo bacino era collegato al grande Oceano Tetide, che separava i continenti dell’epoca.
In alcune zone di questo mare esisteva un bacino più profondo e povero di ossigeno sul fondo. In queste condizioni la vita non poteva svilupparsi, ma proprio per questo i resti degli animali morti che affondavano venivano conservati in modo eccezionale.
Da questo processo geologico si è formata la Formazione di Besano, uno strato roccioso spesso circa 16 metri, composto da dolomie grigie e scisti bituminosi neri, ricchi di materia organica.
Questi sedimenti hanno custodito una straordinaria quantità di fossili: piante, invertebrati, pesci primitivi, rettili marini.
Sopra questi strati si trova il Calcare di Meride, un’altra formazione fossilifera importante, anche se meno ricca e diversificata.
L’intero complesso geologico che comprende la zona di Besano e il vicino Monte San Giorgio è oggi riconosciuto come Patrimonio Mondiale dell’UNESCO per il suo eccezionale valore paleontologico.
Il Besanosauro non era l’unico rettile marino che viveva in questi antichi mari.
Tra i fossili rinvenuti nella stessa area c’è anche il Neusticosaurus edwardsii, un rettile acquatico molto più piccolo, i cui resti sono conservati in lastre di calcare di Meride.

Questo animale fu il primo rettile fossile scoperto nel giacimento, descritto nel 1854 dal paleontologo Emilio Cornalia, allora conservatore di paleontologia del museo milanese.
Le prime scoperte risalgono infatti alla metà dell’Ottocento, quando gli scisti bituminosi della zona venivano estratti per ottenere gas utilizzato nell’illuminazione pubblica di Milano. Durante queste attività minerarie emersero numerosi fossili, aprendo la strada a oltre un secolo e mezzo di ricerche scientifiche.
Oggi dal giacimento di Besano sono state descritte più di venti specie di rettili fossili, alcune delle quali scoperte durante gli scavi condotti tra il 1975 e il 2004 dal Museo di Storia Naturale di Milano.

Il Besanosauro è diventato uno dei simboli della paleontologia italiana. La sua scoperta ha permesso agli studiosi di comprendere meglio l’evoluzione degli ittiosauri e gli ecosistemi marini del Triassico.
Ma soprattutto racconta la storia sorprendente di 235 milioni di anni quando la Lombardia era un mare tropicale popolato da rettili marini giganti.
Grazie alle ricerche e alla divulgazione del Museo Civico di Storia Naturale di Milano, questi antichi abitanti del mare continuano oggi a emergere dalle rocce per raccontare il passato più remoto.





