Il gigante addormentato: il Monte Muggio
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Di Guido Sala
In Valsassina si dice che migliaia di anni fa un gigante chiamato Muggio, sentendosi vecchio e stanco, si fece un gran manto verde e, gettatoselo sulle spalle, si addormentò in un sonno lungo millenni. Nacque così una montagna isolata e disabitata, fino a quando un giorno alcuni uomini e donne, scacciati dalla loro terra per amore della libertà e della giustizia, si insediarono su quel monte, costruendo piccoli abitati sul suo versante meridionale[1].
Questa leggenda, che, come tutte, contiene probabilmente un fondo di verità – che quelle genti misteriose siano coloro che aderirono alla Riforma, vittime delle guerre di religione del XVIII secolo, culminate nel Sacro Macello di Valtellina? – spiega la conformazione isolata del Monte Muggio, un monte sconosciuto ai più, nonostante non sia molto più basso del Resegone (1.799 m contro 1.875 m) e regali una splendida vista a 360° sul Lario e la Valsassina.

I grandi spazi del Monte Muggio
Raggiungibile dalla s.p. 62 della Valsassina all’altezza di Taceno, la classificazione di questa isolata montagna è ambigua: geograficamente è l’ultimo risalto della lunga cresta che dal Pizzo dei Tre Signori (2.554 m), passando per il Pizzo Varrone (2.325 m), scende verso W attraverso la Sponda di Biandino, la Cornagiera (2.049 m) e il Cimone di Margno (1.801 m), ma è quasi sempre inserita nel gruppo del Monte Legnone, più per prossimità culturale che per reale appartenenza. La cresta del Monte Legnone è infatti dalla parte opposta della Val Varrone e si unisce alla dorsale che genera il Monte Muggio solo in prossimità del Rifugio FALC (2.120 m), alla Bocchetta di Varrone. I suoi versanti sono quanto di più diverso possa esistere: tanto ridente e solatio il versante S, su cui sono collocate diverse località dell’Alta Valsassina, quali Vendrogno, Inesio, Narro, Indovero, Margno, Casargo e, poco sotto la vetta, Giumello, tanto oscuro e ripido il versante N che sprofonda in Val Varrone. Quasi specularmente alla vetta, due chiesette sembrano fare da guardia al monte: San Gerolamo di Camaggiore (1.201 m) a W, da dove si gode una splendida vista sul Lario e sul Ceresio, e Sant’Ulderico (1.392 m) a NE, abbarbicata su un risalto in fronte al Legnone, solitaria in mezzo al bosco di conifere che riveste il versante N.

Chiesa di Sant’Ulderico
Queste chiesine isolate sono legate ad un’altra leggenda della Valsassina, quella dei santi fratelli eremiti. Si dice che un giorno una sorella e sette fratelli decisero di vivere come eremiti, ritirandosi su alture isolate: Calimero sul Grignone, Margherita al Passo di Piazzo, Fedele sopra Casargo, Sfirio sul Monte Legnoncino, Ulderico sul Muggio, Defendente sull’omonimo monte sopra Esino Lario, Grato sopra Bellano e Gerolamo a Camaggiore. I fratelli comunicavano tra di loro accendendo fuochi in prossimità dei loro rifugi[2].

Chiesa di San Gerolamo a Camaggiore
Questo racconto spiega la presenza in tutti questi luoghi di appartate chiesette legate al culto di misteriosi santi, che sostituirono progressivamente le divinità pagane che sovrintendevano agli armenti, alla fertilità e alle fonti, e ricorda come le alture e le cime delle montagne fossero utilizzate per comunicare tramite l’accensione di falò eventi calamitosi quali ad esempio invasioni, scorribande di soldataglie, ma anche incendi e altre situazioni da annunciare senza indugio. Una storia simile ha anche il Campanone della Brianza, posto sul monte omonimo, che non è affatto un residuo di un castello della Regina Teodolinda ma una torre di guardia medioevale.
Camminare sul Monte Muggio permette di conoscere aree poco frequentate della Valsassina. La via più completa è l’anello che gira intorno al monte, che parte dall’Alpe Giumello (1.537 m), procede in direzione N verso la chiesa di Sant’Ulderico e, aggirando il monte sull’ombroso versante settentrionale, raggiunge la sperduta Alpe Bolca e Pra’ Bolscino (1.530 m), già sul versante W, da cui per ripida traccia si può salire alla vetta del monte, dove si trova una grande croce in ferro (1.799 m).

Monte Muggio 1.799 m
Dalla cima la vista spazia sul sottostante Lago di Como, sul Lago di Lugano, la Grigna Settentrionale, la Valsassina e la poderosa cresta Legnoncino-Legnone-Pizzo Alto-Monte Rotondo-Pizzo Mellasc-Pizzo Varrone-Pizzo dei Tre Signori.
Dalla sommità si scende facilmente all’Alpe Giumello, raggiungibile anche da Pra’ Bolscino, completando il periplo del monte nel caso non si volesse raggiungere la cima. L’Alpe Giumello è raggiungibile a piedi da Mornico per mulattiera e sentiero, mentre San Gerolamo di Camaggiore (1.201 m) è raggiungibile scendendo da Pra’ Bolscino, anche se è sconsigliabile in quanto si perdono circa 300 m di quota, da recuperare poi al ritorno. Più vantaggioso il percorso dedicato che la raggiunge da Noceno (830 m), con magnifica vista sul Lago di Como e il Monte Legnone.

Il Monte Legnone e il Pizzo Alto poco sotto Camaggiore
Una visita merita infine la chiesa di Santa Margherita al Passo d Piazzo (912 m), la chiesa più antica della Valsassina, posta in uno slargo a sinistra della s.p. 67 in direzione Premana.

Chiesa di Santa Margherita al Passo di Piazzo
Santa Margherita è un gioiello romanico che si dice risalga addirittura all’VIII secolo, ai tempi del Re Desiderio. Si presenta come una piccola chiesa con un’elegante abside, un porticato antistante e un campaniletto a vela. All’interno vi sono una Madonna Odigitria (una antichissima rappresentazione della Vergine col Bambino benedicente, mutuata dall’iconografia bizantina, e sembra quasi una basilissa), Santa Margherita, Santa Brigida, San Bartolomeo e Sant’Andrea, oltre a un piede che sembra appartenesse ad un Cristo Pantocratore[3].
Santa Margherita è un luogo mistico, circondato dai monti, da visitare verso la fine dell’estate, quando le ombre cominciano ad allungarsi: la naturale conclusione per completare la conoscenza di questa fascinosa quanto trascurata montagna.
Nota Tecnica
Il Monte Muggio è alto 1.799 m e tutti i suoi percorsi possono essere definiti di media montagna (livello di difficoltà massimo EE, a parte due brevissimi tratti attrezzati sul versante N). Non si sottovalutino comunque eventuali escursioni poiché esse si svolgono sempre in ambiente di montagna e possono richiedere anche alcune ore di cammino. Valutare sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda anche attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche sui percorsi più facili. Evitare fuoripista, specialmente sul ripido versante N della montagna in quanto possono condurre a situazioni pericolose. Il versante N è infatti privo di sentieri e caratterizzato da profondi e aspri canaloni. In inverno sono necessari abbigliamento adeguato e ramponi per la presenza di neve e ghiaccio. In assenza di essi, non avventurarsi nel periplo della montagna.
Guido Sala
[3] Paola Dell’Oro e Massimo Maria Peron, Chiesa di Santa Margherita in Somadino, Pro Loco Casargo, 2009.
[2] Marzio Sambruni, Grigne da camminare, Pietro Macchione Editore, 2015
[1] Angelo Sala, Il Monte Legnone, Bellavite Editore, 2005





