Il monte “detto di San Martino”: il primo bastione delle Grigne
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Di Guido Sala
Chi arriva per la prima volta a Lecco da Valmadrera o percorrendo le strade lungo il corso dell’Adda non può fare a meno di notare, oltre al Resegone, la grossa montagna che sta poco più a N di esso, appena al di là della valle del Gerenzone, e che Alessandro Manzoni citò nella pagina di apertura dei Promessi Sposi come monte “detto di San Martino”. Più che un singolo monte, questa tozza e dirupata montagna è un insieme di cime di svariata altezza che sono parte integranti delle Grigne, costituendone il primo risalto.
Questo sottogruppo, detto del Monte Coltignone, che ne costituisce la massima elevazione, è composto interamente di rocce sedimentarie di natura calcarea, da cui il caotico susseguirsi di cenge, pareti, guglie, creste vertiginose, ghiaioni, che rendono questo monte, sostanzialmente di bassa quota, una vera palestra per arrampicatori e rocciatori col vantaggio che, essendo esposto interamente a S, le vie sono spesso percorribili anche in inverno.
Le cime principali di questa montagna sono il Monte San Martino (1.046 m), la Corna di Medale (1.028 m), il Corno Regismondo, detto anche Beck (1.253 m) e il Monte Coltignone (1.479 m). Diversi torrioni fanno da satelliti a queste quattro cime, tra cui il Dente del Coltignone (964 m), il Pizzo Boga (865 m) e, sul lato del lago, i Pizzetti (565 m).
Ipotizzando di partire per la nostra escursione da Via Quarto di Rancio, un quartiere di Lecco, il sentiero 52 consente di salire ripidamente fino alla Cappella della Madonna del Carmine (742 m), a picco sul lago e visibilissima dalla città, da cui si può proseguire per il Monte San Martino prendendo il sentiero appena a monte di essa, che, affrontando direttamente il ripido pendio del monte con l’aiuto di qualche catena ne guadagna in un tempo relativamente breve la cima, caratterizzata da una grande croce in ferro.

Monte San Martino, 1.046 m.
Dalla cima del San Martino si prosegue oltre per una breve cresta molto panoramica (attenzione in presenza di neve e ghiaccio) per guadagnare una bocchetta intorno ai 1.000 m di quota, dove il sentiero si divide in tre: a destra un percorso di mezza costa, non difficile ma a tratti esposto, porta alla Corna di Medale (1.028 m) in circa un’ora di cammino, tagliando il versante S sotto le pareti del Corno Regismondo. Giunti in prossimità di una seconda bocchetta segnalata, il sentiero per la Medale devia a destra inerpicandosi su una cimetta senza nome (tratti esposti), definita su alcune carte come quota 1.046, da cui per discesa altrettanto ripida può essere raggiunta la vertiginosa cima della Corna di Medale.

Corna di Medale, 1.028 m
Giunti quassù, accolti da una croce in ferro, impressiona il salto di 500 m appena sotto, che dà direttamente sui tetti di Lecco. La Corna di Medale può essere raggiunta senza passare dal Monte San Martino dal medesimo sentiero 52 in partenza da Rancio, ma deviando ad un certo punto, prima della Cappella del Carmine, per il sentiero 56A. Questo è un percorso altrettanto bello del precedente, se non di più, per raggiungere la cima della Corna: usciti ripidamente dal bosco, attraversa per un lungo tratto sotto le pareti del San Martino e del Corno Regismondo, con magnifiche viste sul caos di guglie e pareti che caratterizzano il monte: a tratti sembra di camminare su una cattedrale gotica.

Verso la Corne di Medale, sentiero 56A.
Si raccomanda attenzione in questo tratto: il sentiero è ben segnalato, ma è necessaria molta attenzione per la costante esposizione. Sul versante N, la Corna di Medale può invece essere raggiunta partendo da Laorca per il ripido sentiero che attraversa la tetra valletta tra la Corna e il Pizzo Boga, inerpicandosi con l’aiuto di qualche catena fino alla cima. Questo itinerario è spesso usato dai rocciatori come via di discesa.

Laorca e il Monte Due Mani.
Tornando alla deviazione che permette l’accesso alla Medale, proseguendo diritti il traverso porta all’attacco del sentiero GER, che conduce in cima al Monte Coltignone, sfruttando un ripido canalone che scende direttamente dalla cima di esso. L’itinerario in sé non è difficile ma, come tutti i sentieri di questo piccolo sottogruppo, richiede una certa preparazione fisica, piede fermo e assenza di vertigini. Superato un grosso masso incastrato nel canalone, presente una graziosa Madonnina, il sentiero si arrampica sui ripidi prati che scendono della vetta del monte e per essi se ne guadagna faticosamente la vetta, a 1.479 m di quota.

Monte Coltignone, 1.479 m.
Il paesaggio è grandioso: Lecco, il Lario sotto di noi, i monti Barro e Moregallo, la cresta del Magnodeno, e i monti Resegone e Due Mani in fronte, alle spalle la Grignetta.

Nevicata primaverile in Grignetta, vista dal Monte Coltignone.
Dalla cima del Coltignone si può scendere facilmente ai Piani Resinelli per i comodi sentieri del Parco Valentino ed eventualmente tornare a Laorca per la Val Calolden, passando per le antiche miniere. In alternativa, la lunga, faticosa ma entusiasmante discesa per la Val Verde consente di raggiungere il Rifugio Riccardo Piazza (767 m) attraverso il versante W del monte, quello che dà sul lago. Il sentiero non è difficile ma a tratti molto ripido e con improvvise risalite. Qualche tratto esposto richiede un’attenzione alta ma tutto ciò è ampiamente ripagato dalle magnifiche viste sul lago e sul Monte Moregallo. Il sentiero della Val Verde è inoltre la prima tappa dell’Alta Via delle Grigne.

Sentiero della Val Verde, Alta Via delle Grigne.
Giunti al Rifugio Piazza, è doverosa una visita alla Chiesa di San Martino, che dà il nome al monte. Trattasi di una chiesina alpestre risalente, pare, al XIII secolo. Al suo interno vi è una Madonna lignea col Bambino, un quadro di San Martino nell’atto di tagliare il mantello e una splendida Pentecoste.

Rifugio Riccardo Piazza e chiesa di San Martino, 764 m.
Questa chiesa era anticamente raggiunta da Abbadia Lariana attraverso il Sentiero dei Tecett, sul lato W del monte, che è percorribile anche oggi. Tecett, in lombardo “tettucci” perché passa per due cenge molto esposte, che richiamano appunto dei ripidi tetti. Il sentiero non è difficile, ma richiede la massima attenzione nell’attraversamento di questi due passaggi, come altrettanto si deve dire per il gemello Sentiero dei Pizzetti, che dal Rifugio Riccardo Piazza scende verso Abbadia Lariana raggiungendo appunto i torrioni dei Pizzetti. Appena lasciato il rifugio, un breve ma molto esposto traverso e un canalino attrezzato con staffa richiedono la massima attenzione, prima di scendere decisamente nel bosco e risalire guadagnando la panoramica (a nemmeno 600 m di quota!) cima dei Pizzetti con l’aiuto di un paio di catene.

I Pizzetti, 565 m.
Tornando infine alla sella a circa 1.000 m di quota che abbiamo lasciato a monte della cima del San Martino, proseguendo diritti si sale il ripido versante della montagna, giungendo ad una parete che sembra bloccare la via. Aggiratala per facile sentiero sulla destra, si imbocca un ripido canalino che porta in cima al Corno Regismondo (1.253 m), a metà strada tra il San Martino e la Corna di Medale, e il Monte Coltignone.

Corno Regismondo, 1.253 m.
Stare sul Regismondo è come essere su un aereo: a dispetto della scarsa accessibilità – è infatti possibile salire e scendere solo per un lato – su questa cimetta vi è spazio per un comodo tavolo con tanto di panche che consente all’escursionista di contemplare il grandioso paesaggio in cui si è immersi. Una Madonnina di bronzo, posta sul culmine del picco, fa compagnia vigilando sulla città sottostante.
Scendendo per la medesima via di salita (attenzione al primo pezzo!) si torna alla bocchetta a quota 1.000 m per scendere al Rifugio Riccardo Piazza e alla chiesetta di San Martino, per tornare sui propri passi fino alla Madonna del Carmine e quindi a Rancio. Sulla discesa verso il Rifugio Piazza si incontra una vecchia casota, costruzione a secco a forma di tolos, tipica delle montagne lecchesi, anticamente usata per deposito di attrezzi o ricovero in caso di intemperie in quota.
Nota Tecnica
I percorsi escursionistici del sottogruppo del Monte Coltignone sono tutti di media montagna (livello di difficoltà massimo EEA). Non si sottovalutino le escursioni in quanto i dislivelli sono sempre impegnativi e richiedono anche alcune ore di cammino. Valutare quindi sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, cibo, acqua) e un livello di attenzione elevato. Si raccomanda particolare prudenza su tutti i sentieri di accesso alla Corna di Medale, al Corno Regismondo e sul sentiero GER di salita al Monte Coltignone. Tutti questi itinerari presentano tratti esposti che richiedono passo fermo ed assenza di vertigini. Si raccomanda attenzione sui sentieri dei Tecett e dei Pizzetti: alcuni tratti sono molto esposti e richiedono assenza di vertigini. Nel caso, è utile assicurarsi, specie se affrontati in discesa. Il sentiero della Val Verde, che coincide con la prima parte dell’Alta Via delle Grigne, richiede allenamento e, pur ottimamente segnalato, capacità di muoversi in ambienti selvaggi. Stare sui sentieri, sempre bene segnalati ed evidenti, ed evitare qualsiasi fuoripista perché tutte le cime di questa montagna danno su pareti verticali e pendii ripidissimi che possono essere anche molto pericolosi. Si raccomanda attenzione in inverno, in presenza di ghiaccio e neve. Affrontare le montagne solo se preparati e adeguatamente equipaggiati. Tutte le vie ferrate e di roccia alla Corna di Medale, ai Pizzetti, al Pizzo Boga e al Dente del Coltignone richiedono capacità e attrezzatura specifica.
Guido Sala





