Il nido dell’aquila: la Val d’Erve

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Di Guido Sala

La Val d’Erve – o Valle della Gallavesa – è una stretta valle che da Calolziocorte (LC) si incunea nel gruppo del Resegone terminando sostanzialmente in vetta al medesimo. Essa è raggiungibile da Lecco o da Bergamo percorrendo la SS639 fino appunto a Calolziocorte, e da qui svoltando per la tortuosa stradina che raggiunge prima Rossino (480 m), e quindi Erve (559 m). Se non si svolta per Erve, si prosegue raggiungendo Carenno (635 m), Sopracornola (596 m) e Lorentino (380 m), posti già nella valle accanto, che da Carenno scende su Torre de’ Busi.

“ll castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle angusta e uggiosa, sulla cima d’un poggio che sporge in fuori da un’aspra giogaia di monti, ed è, non si saprebbe dir bene, se congiunto ad essa o separatone, da un mucchio di massi e di dirupi, e da un andirivieni di tane e di precipizi, che si prolungano anche dalle due parti. Quella che guarda la valle è la sola praticabile; un pendìo piuttosto erto, ma uguale e continuato; a prati in alto; nelle falde a campi, sparsi qua e là di casucce. Il fondo è un letto di ciottoloni, dove scorre un rigagnolo o torrentaccio, secondo la stagione: allora serviva di confine ai due stati. I gioghi opposti, che formano, per dir così, l’altra parete della valle, hanno anch’essi un po’ di falda coltivata; il resto è schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni. Dall’alto del castellaccio, come l’aquila dal suo nido insanguinato, il selvaggio signore dominava all’intorno tutto lo spazio dove piede d’uomo potesse posarsi, e non vedeva mai nessuno al di sopra di sé, né più in alto[1]”.

Questa è la descrizione che Alessandro Manzoni fa della Val d’Erve al capitolo XX dei Promessi Sposi e, pur non essendo mai essa citata specificatamente, la descrizione è talmente confacente a questo piccolo territorio tra Lecco e Bergamo che è impossibile non identificare il covo di Francesco Bernardino Visconti (1579-1647) – l’Innominato – con la Valle della Gallavesa. Le cime che la circondano, tutte di natura calcarea, pur non raggiungendo grandi altezze, hanno un profilo così aspro e selvaggio da aver reso questo territorio nei secoli un rifugio di banditi e fuoriusciti. Non a caso il Visconti, ricercato per plurimo omicidio, pose qui la sua dimora – alla Rocca di Vercurago, si dice – a cavallo dello Stato di Milano e della Repubblica di Venezia, con possibilità di raggiungere velocemente i Grigioni in caso di necessità.

Immaginando di partire con il nostro itinerario da Erve, si incontra il primo risalto poco più a S dell’abitato, alla Cappella del Corno (circa 600 m), appollaiata su uno sperone roccioso del Monte Spedone (1.110 m) precipite sulla carrozzabile.


[1] Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi Capitolo XX

Cappella del Corno e la Mudarga sullo sfondo

Alla Cappella del Corno giunge anche uno dei due sentieri che permetteva di raggiungere a piedi Erve da Calolziocorte, prima della realizzazione dell’ardita carrozzabile, completata solo nel 1911. La strada di Erve, progettata dall’Ing. Egidio Pavis del Genio Civile, richiese otto anni di lavoro e costò la vita a cinque minatori. Tratti di questa strada furono scavati nella roccia del Monte Spedone, altri realizzati a sbalzo. Sotto, il vuoto, con la Gallavesa mugghiante in fondo all’orrido.

La strada di Erve

Non è un caso che questo luogo, un po’ sinistro, localmente fosse chiamato il Paradiso dei Cani, perché venivano gettati i cadaveri dei cani a riposare per sempre.

Raggiunta per erto sentiero la sommità del Monte Spedone, il sentiero scende dolce fino al Passo della Pertulena (1.046 m), detto anche dell’Uselanda, essendo una tradizionale area di uccellagione, che mette in comunicazione Erve con Carenno. Da qui si può tornare verso Erve passando per il borgo antico di Nesolio – alcuni dicono essere il nucleo più antico di Erve – scendere a Carenno o salire al Monte Ocone (1.351 m), a cavallo tra Val d’Erve e Valle Imagna. Sul Monte Ocone arriva anche un’impegnativa ferrata dal versante imagnino. Dall’Ocone il sentiero prosegue, nervoso e serpeggiante, tra discese ripide, cenge e roccette, percorrendo tutta la cresta fino alla Corna Camozzera (1.452 m), una selvaggia montagna, solitaria e poco frequentata, da approcciare con una certa cautela facendo molta attenzione a non uscire dalla traccia segnata.

Corna Camozzera

Dalla rocciosa vetta della Corna si raggiunge per ripida discesa, passando attraverso un insolito portale di roccia, alla Passata (1.244 m), dove si trova un altare, un crocifisso e un vecchio cippo di confine tra il Ducato di Milano e la Repubblica di Venezia, datato 1781.

La Passata

Da qui ci si inerpica per ripidissimo sentiero alla Cima Quarenghi (1.636 m), primo risalto della cresta principale del Resegone, dalla quale si può raggiungere la Punta Cermenati (1875 m) e il vicino Rifugio Azzoni per il Sentiero delle Creste, un magnifico itinerario che costeggia le guglie isolate dei Solitari (1.625 m), il Pizzo di Brumano (1.756 m), la Torre di Valnegra (1.851 m) e il Pizzo Daina (1.864 m).

Monte Resegone, Punta Cermenati e Rifugio Azzoni

Dalla Passata è possibile tornare alla Pertulena dal versante imagnino o raggiungere il vicino Rifugio Alpinisti Monzesi (1.171 m), storico rifugio del Resegone, e da quest’ultimo raggiungere il Monte Magnodeno (1.241 m), attraverso due itinerari: il primo, a mezzacosta, un po’ esposto, lungo la Costa Giumenta, il secondo, dal Passo del Fo’ (1.284 m), dove sorge la graziosa Capanna Ghislandi, per il sentiero attrezzato della Cresta Giumenta.

Cresta Giumenta e Monte Magnodeno sullo sfondo

Dalla Capanna Ghislandi il sentierino percorre, talvolta in forte esposizione, una serie di torrioni, paretine, cenge, per culminare alla Cima del Fo’ (1.365 m), e da qui raggiungere sempre per cresta esposta la cima del Monte Magnodeno, da cui si gode un superbo panorama sul Lecco, il Lario, il Monte Barro, le Grigne, il Resegone e la Valle dell’Adda.

Monte Magnodeno

Sulla cima del Magnodeno vi è l’accogliente bivacco degli Alpini di Maggianico, da cui si può scendere a Erve per ben tre itinerari: il primo, a S, percorre la cresta del Monte Forcellino (1.003 m), dove si incontra un altro cippo di confine, e scende fino a Costalottiere Alto (622 m) e quindi a Erve, il secondo, non molto ben segnalato, per la Val Pisì, a SE della cima del Magnodeno, il terzo, percorre la lunga cresta S del monte, attraverso il Corno di Grao (1.041 m), il Bivacco Corti (918 m, terzo cippo di confine), il Monte Gavazzo (916 m) e il Monte Mudarga (912 m), il monte tutto a “schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude, meno qualche cespuglio ne’ fessi e sui ciglioni” di manzoniana memoria. Dalla boscosa cima della Mudarga non ci si rende conto di avere intorno il vuoto: la cimetta precipita infatti a picco su Maggianico e Somasca, alla Rocca di Vercurago, e solo il versante di Erve è praticabile scendendo per ripido sentiero alla Croce di Vicerola (692 m), da cui si raggiunge il solitario abitato di Saina (622 m) e quindi Erve. Alla Croce di Vicerola giunge il secondo sentiero da cui era possibile raggiungere Erve prima della realizzazione della carrozzabile, che parte proprio dietro la Rocca di Vercurago.

Erve è un piccolo abitato urbanisticamente curioso, con la strada di accesso sul lato sinistro idrografico della Gallavesa e le case poste sul lato destro tutte dotate di piccoli ponti che permettono di valicare il torrente ed accedervi.

Erve

La graziosa parrocchiale dell’Assunta (XVIII secolo) merita senz’altro una visita, così come è piacevole percorrere la strada principale fino alla Bora, oltre Pratomolone, dove l’asfalto sfuma nel sentiero di accesso al Rifugio Alpinisti Monzesi. Questo itinerario, localmente detto “la San Carlo”, per il passaggio in prossimità della sorgente omonima, ha raggiunto una certa celebrità negli ultimi anni per via delle marmitte dei giganti che vi si trovano, chiamate solo recentemente “Pozze di Erve” (il toponimo non ha riscontro nella valle). Le marmitte dei giganti sono un fenomeno geologico dovuto allo scorrere dell’acqua che in milioni di anni crea nelle rocce calcaree uno spazio che ricorda vagamente una marmitta o una pozza, o una piccola piscina naturale. Sempre sulla San Carlo, poco a monte della Bora, si incontra il Curnin Baioc, dove una piccola icona segna la posizione della fossa comune dei morti della peste del 1630. Poco più avanti si raggiunge l’agriturismo I Due Camosci, posto al centro della Val d’Erve, da dove si possono ammirare tutti monti principali di questa piccola vallata prealpina.

Nota Tecnica

I percorsi dei monti della Val d’Erve sono tutti di media montagna (livello di difficoltà massimo EEA). Non si sottovalutino le escursioni in quanto i dislivelli sono sempre piuttosto impegnativi e richiedono anche alcune ore di cammino. Valutare quindi sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato. Si raccomanda particolare prudenza su tutti sentieri di accesso alla Corna Camozzera, sul Sentiero delle Creste del Resegone, e sulla Cresta Giumenta che porta al Monte Magnodeno. Tutti questi itinerari sono piuttosto aerei e richiedono passo fermo ed assenza di vertigini. Si raccomanda attenzione sui sentieri del Monte Spedone e sulla discesa della Mudarga: la traccia non sempre è ben segnalata e andare fuori pista può portare in aree di forte esposizione. Il sentiero della Val Pisì è un sentiero “locale”, spesso non segnalato sulle mappe: seguire i radi bolli segnati sugli alberi. La San Carlo (il “Sentiero delle Pozze”) è comunque un sentiero di montagna e richiede scarpe adatte. Le ferrate al Monte Ocone e al Resegone richiedono preparazione specifica e imbrago di sicurezza. La cresta Giumenta del Magnodeno può richiedere imbrago di sicurezza. Si raccomanda attenzione in inverno, in presenza di ghiaccio e neve. Affrontare le montagne solo se preparati ed adeguatamente equipaggiati.

Guido Sala

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