Il tradimento del Confine: tra compromessi ed Esodo dei Frontalieri
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di Lucas Casati
Luino – Mentre i palazzi del potere a Roma sono sempre più distanti dai territori, a Palazzo
Verbania il clima è di aperta battaglia.
Il convegno “Frontalieri Territori di Confine” è stato un grido d’allarme lucido e severo su un’area
che si sente abbandonata tra le pieghe di una burocrazia cieca.
Al centro della contesa, una critica pungente che scuote l’attuale asse politico.
L’avvocato Furio Artoni, degli Stati Generali del Centrodestra, ha denunciato quella che definisce
l’“arte della giravolta”.
Il riferimento è alla Lega di oggi, un tempo baluardo degli interessi del Nord e ora, secondo Artoni,
sedotta dai ritmi e dai sapori della capitale.
La metafora è fulminante: citando il presidente Fontana, per il quale «l’amatriciana piace a tutti»,
Artoni ha evidenziato come, tra un piatto di pasta e un compromesso romano, la politica nazionale
stia letteralmente “dimenticando il confine”.
Le leggi, ha sottolineato l’avvocato, vengono spesso lette solo dopo essere state votate, rincorrendo
le polemiche locali anziché prevenirle con una visione strategica.
Il dibattito tecnico ha messo a nudo le ferite aperte del territorio: dal capitolo dei ristorni, che tiene
in scacco i comuni di confine, alla controversa “tassa salute”, percepita come un affronto dai
frontalieri storici.
Lisa Molteni, rappresentante del frontalierato, ha dato voce a una classe lavoratrice che non chiede
privilegi, ma il rispetto della propria dignità professionale e fiscale.
L’ex ministro Roberto Castelli ha alzato il tiro, spostando l’attenzione sulla preoccupante fuga di
lavoratori verso la Svizzera.

Sebbene le Zone Economiche Speciali (ZES) possano rappresentare un timido raggio di sole – visti
i risultati ottenuti nel Mezzogiorno grazie ai fondi del PNRR, Castelli guarda la realtà.
Non sono la panacea, senza un riequilibrio fiscale strutturale, ogni misura rimarrà un palliativo
incapace di arrestare l’emorragia di professionalità che sta impoverendo i nostri territori.
L’incontro di Luino ha tracciato un solco netto. Da una parte, una politica che pare aver smarrito la
propria identità territoriale in favore di una più comoda gestione centralista; dall’altra, un confine
che esige risposte concrete e non più semplici slogan gastronomici.
Il messaggio che emerge da Palazzo Verbania è una sfida aperta ai vertici nazionali: la tutela dei
lavoratori transfrontalieri non può essere abbandonata e sacrificata da logiche centraliste ed
opportuniste.
Il territorio non intende più restare a guardare mentre il proprio futuro viene deciso – o dimenticato
davanti a un piatto di amatriciana.





