La rinascita delle Terre Alte: il ripopolamento alpino necessità strategica
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di Lucas Casati
Mentre l’Italia affronta una crisi demografica complessa, caratterizzata da un invecchiamento
progressivo e un saldo naturale negativo, emerge un segnale più che positivo. Non si tratta di una
semplice suggestione romantica, ma di un dato statistico solido: tra il 2019 e il 2023, circa
100.000 persone hanno scelto di stabilirsi stabilmente nei territori montani, invertendo una
tendenza decennale di abbandono.
Questa “carica dei 100.000”, come definita da Uncem nel Rapporto Montagne Italia 2025,
rappresenta un saldo migratorio positivo del 10 per mille, un valore che sfida apertamente il
concetto di spopolamento e trasforma la percezione dei territori alpini e appenninici. La montagna
non è più vista come un luogo da cui fuggire, ma come una meta vitale: secondo i dati Ipsos, ben il
56% degli intervistati esprime oggi il desiderio di trasferirsi stabilmente in quota.
Tuttavia, il ripopolamento delle aree montane non può essere trattato come una moda passeggera o
un fenomeno di superficie. È un atto di resilienza e una visione per il futuro dell’intero sistema
Paese. Scegliere la montagna significa restituire centralità a territori che sono custodi di
risorse e identità, ma questo richiede un impegno istituzionale fermo nell’analizzare e sostenere i
fattori di attrazione che spingono verso questa scelta. Per tale ragione, Uncem ha promosso
un’indagine nazionale volta a decodificare le dinamiche di questo neopopolamento e i flussi
territoriali specifici.
Riconoscere l’importanza del popolamento montano è un dovere civile e strategico. In un’epoca
di saturazione dei centri urbani, le terre alte offrono un modello di sviluppo più sostenibile e umano.
La sfida attuale consiste nel trasformare l’aspirazione di quel 56% di potenziali nuovi abitanti in una
realtà consolidata, garantendo che il ritorno alla montagna sia supportato da servizi e prospettive
durature. Il neopopolamento non è solo un dato demografico, ma il pilastro su cui costruire nei
propri territori locali equilibrio ed orgoglio delle proprie radici storiche, culturali, identitarie e
geografiche.





