L’Eco delle Vette: 100mila voci per salvare l’Anima delle Alpi

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di Lucas Casati

Le Alpi non sono solo vette di roccia e ghiaccio, ma custodi di un patrimonio immateriale che
rischiava di scomparire nel silenzio del tempo. Oggi, grazie al progetto di ricerca AlpiLink – lingue
alpine in contatto, le varietà linguistiche del Nord Italia trovano una nuova, potente voce
attraverso la più grande banca dati digitale mai realizzata per questo scopo. Non si tratta di una
semplice operazione accademica, ma di un atto di resistenza culturale che vede la collaborazione
degli atenei di Verona, Bolzano, Trento, Torino e della Valle d’Aosta.
La forza di questo progetto risiede nei numeri, che testimoniano un impegno senza precedenti per
la preservazione dell’identità locale: centomila impronte vocali sono state registrate in due anni
da oltre 3.300 parlanti. Questa imponente mappatura digitale ha permesso di cristallizzare 18
diverse varietà linguistiche, creando un database fondamentale per lo studio e la tutela di idiomi
che definiscono la storia profonda dell’arco alpino,. Dall’occitano al ladino, passando per il
mocheno, il sappadiano, il timavese e il resiano, ogni accento raccolto è un tassello insostituibile
della nostra eredità culturale.
Particolare vigore è stato posto nella salvaguardia di lingue minoritarie in estremo pericolo, come
il cimbro, che oggi sopravvive in poche aree del Veneto e del Trentino con meno di 1.500 parlanti
stimati. In questo contesto di urgenza, il lancio del primo dizionario online cimbro-italiano e
italiano-cimbro rappresenta un baluardo contro l’estinzione, un’iniziativa fondamentale promossa
dall’Università di Verona e dall’associazione Tzimbar.
Tuttavia, questa non è una meta, ma un nuovo punto di partenza. Come dichiarato dal
coordinatore di AlpiLink, Stefan Rabanus, la rete di ricercatori si sta consolidando nel nuovo
Centro interateneo sulle minoranze alpine. L’ambizione è chiara e ferma: trasformare questa
piattaforma in una mappa geografica online che abbracci le lingue non solo del Nord, ma di tutto il
Paese, grazie alla collaborazione già attiva con l’Università di Firenze. Custodire la lingua significa
custodire l’essenza stessa di un popolo; oggi le Alpi tornano a parlare con una dignità che non può
più essere ignorata

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