L’isola senza nome: il gruppo dei Corni di Canzo
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Di Guido Sala
Il gruppo dei Corni di Canzo è una piccola cresta prealpina che occupa la parte SE del Triangolo Lariano, la tozza penisola compresa tra Como e Lecco, con vertice superiore a Bellagio. La linea principale include i monti Cornizzolo (1.240 m), Rai (1.261 m), Prasanto (1.244 m), Corno Orientale (1.232 m) e Moregallo (1.276 m), per poi precipitare nel Lario in fronte a Lecco. Dal Monte Rai si diparte a E una cresta secondaria che culmina nel Corno Birone (1.116 m), per poi scendere ripidamente su Valmadrera, mentre a E del Corno Orientale la cresta ha un risalto nel Corno Ratt (906 m). A W del Corno Orientale la cresta si inerpica sui corni Centrale (1.368 m) e Occidentale (1.371 m, massima vetta del gruppo) per poi scendere dolcemente fino ad Asso lungo la cresta di Cranno. L’area è delimitata a W dalla Valassina, con centri principali Canzo e Asso, a N dalla Valbrona, a S dalla valle di Valmadrera e a E dal ramo lecchese del Lago di Como.
Pur essendo geograficamente parte del Triangolo Lariano – il Monte Moregallo ne costituisce il vertice SE – questo gruppo isolato di montagne si differenzia notevolmente dalle paciose sommità della dorsale che da Brunate termina a Bellagio: quasi come un’anticipazione delle vicine Grigne, esso è infatti formato da rocce calcaree e dolomitiche che partendo dalla parte orientale del Cornizzolo prendono sempre più il sopravvento sui versanti prativi e boschivi per terminare nel caos di guglie, pinnacoli e aspri canaloni del Moregallo.
Il Cornizzolo è la prima cima significativa del gruppo partendo da W, ed è raggiungibile in circa 2h30’ da Canzo, Longone al Segrino, Suello o Civate.

Monte Cornizzolo
La sua posizione, affacciata sulla pianura, ha fatto sì che questo monte fin dall’epoca protostorica fosse circondato da un che di mistico che molti toponimi attorno a esso ancora richiamano[2]: la Santa, la Valle dell’Oro, la via Stella Diana, la stessa Valmadrera. Sancta era un appellativo di Cerere, la dea delle messi, a cui erano edificate piccole edicole nelle campagne, e il toponimo Valmadrera è la contrazione di Vallis Mater Agraria, anch’essa parte delle litanie di Cerere. La Valle dell’Oro, che da Civate si inerpica tra i monti Rai e Cornizzolo fino alla cima di quest’ultimo, non ha nulla a che vedere con il metallo prezioso ma deriva da Vallis deae oris – Valle della dea della fonte – un titolo legato alla Dea Trina Diana-Selene-Ecate, che sovrintendeva alla caccia e alla vita selvaggia sui monti (Diana), ma anche alla Luna e alle partorienti (Selene), alla magia, alla notte e al mondo dei morti (Ecate). La Dea Trina è richiamata anche nella via Stella Diana a Civate, che è una cattiva traduzione in italiano di Silva Dianae (bosco di Diana). La natura ascetica di questo monte proseguì oltre l’età antica.
Il monumento più insigne della provincia di Lecco – l’Abbazia di San Pietro al Monte – si trova su questa montagna, in una radura della Valle dell’Oro, a circa 600 m di quota, in prossimità di una fonte che la leggenda del cinghiale e del principe Adelchi vuole essere (o essere stata) miracolosa (si dice che Adelchi riacquistò la vista lavandosi in questa fontana dopo aver inseguito un cinghiale fin dentro la chiesa, profanandola).
Fondato nell’VIII secolo, questo monastero è considerato il romanico più bello di Lombardia dopo la basilica di Sant’Ambrogio di Milano. Le sue origini leggendarie, la sua austera architettura romanica, le bizzarrie costruttive (l’abside è rivolta a W, mentre la chiesa sotterranea guarda a E), il vicino oratorio di San Benedetto, gli affreschi che decorano l’interno, in particolare l’apocalittica Mulier amicta sole appena sopra la porta principale di accesso, e la splendida Sancta Agnes nella cripta, tutto rendono questo luogo un posto da visitare, ancor meglio se unito al Monastero di San Calocero (IX secolo) in Civate.

Sancta Agnes nella chiesa sotterranea di San Pietro al Monte
Tornando sulla cresta principale, dalla cima del Cornizzolo si può scendere verso il Rifugio SEC Marisa Consiglieri (1.110 m), e da qui proseguire in direzione E verso il Monte Rai, dalla cui cima si può raggiungere per aerea traccia il Corno Birone, precipite su Civate.
Poco dopo il Rifugio Consiglieri è possibile in alternativa scendere ripidamente in Valle dell’Oro incontrando un insolito arco naturale di pietra. Dalla vetta del Monte Rai, procedendo in direzione N si può invece raggiungere il Monte Prasanto, geologicamente interessante per la presenza dei campi solcati (un fenomeno geologico tipico delle rocce sedimentarie, dove lo scorrere dell’acqua provoca in tempi geologici solchi che danno vagamente l’idea di un campo arato) e del Sasso Malascarpa, una bizzarra emergenza di Dolomia conchodon, dove si vedono chiaramente tracce dei gusci a forma di cuore tipici delle conchiglie Conchodon, appunto.

Sasso Malascarpa
Nel Medioevo questi misteriosi segni parvero piuttosto inquietanti, potendo anche ricordare vagamente uno zoccolo caprino, tanto che questo luogo divenne il Sass de la Mascarpa, il Sasso della Strega, da cui Sasso Malascarpa, dove si riteneva avesse luogo il sabba la notte di Santa Valpurga (30 aprile). Può darsi sia solo suggestione, ma questa altura, al netto del vicino ripetitore RAI che riporta alla realtà, conserva un che di arcano. Nelle vicinanze del Monte Prasanto si staccano i sentieri che scendono verso la chiesina di San Miro al Monte (598 m), anch’essa in prossimità di una fonte (!), sul lato di Canzo, e, sul lato di Civate, verso il Taja Sass, una vecchia miniera e ora altro interessante sito geologico per la presenza di massi erratici di origine valtellinese portati a valle dai ghiacciai nell’ultima glaciazione. La cresta scende quindi verso la Fonte del Fo’, alla Colma di Val Ravella (1.000 m), da cui si può facilmente scendere verso il Rifugio Terz’Alpe (793 m) o salire verso i Corni di Canzo: l’Orientale, il Centrale e l’Occidentale. Sul lato di Valmadrera, poco più in basso, vi è un quarto corno, detto Corno Ratt. Appena sotto il Corno Centrale vi è il Rifugio SEV (1.239 m).

Il Corno Centrale dal Corno Occidentale
La cresta dei Corni di Canzo è sostanzialmente perpendicolare alla cresta principale del gruppo e può essere percorsa interamente, scendendo fino ad Asso. Il sentiero, non difficile ma nemmeno banale (passaggi esposti), regala nelle giornate terse grandi panorami su tutto il territorio lecchese. Se invece si prosegue sulla cresta principale, dal Corno Orientale si raggiunge la Bocchetta delle Moregge (1.110 m), e da qui ci si inerpica per cresta piuttosto esposta al Monte Moregallo, dove una graziosa Madonnina contempla gli impervi canaloni che dalla vetta precipitano verso Valmadrera.

Monte Moregallo
Da qui è possibile scendere al terrazzo di San Tomaso, sopra Valmadrera; verso il Lario per ripidissimo sentiero (attenzione!) o verso il Sasso di Preguda (693 m), un grande masso di serizzo ghiandone della Val Masino, posto sulla cresta S del monte, un luogo caro all’Abate Antonio Stoppani (1824-1891), insigne patriota, geologo ed esploratore dei monti lecchesi, autore de Il Bel Paese (1876), al quale dedicò un poemetto.

Sasso di Preguda
Sul lato opposto del sasso è appoggiata la cappella di Sant’Isidoro. Tutta l’area è ricca di fossili e affioramenti geologici, ancora non del tutto identificati. Qui termina la cresta principale dei Corni di Canzo, da dove si può scendere facilmente a Valmadrera.
Nota Tecnica
Le cime descritte hanno un’altitudine modesta e i percorsi escursionistici sono di media montagna (livello di difficoltà massimo EEA). Non si sottovalutino comunque le escursioni in quanto i dislivelli sono sempre piuttosto impegnativi e richiedono anche alcune ore di cammino. Valutare quindi sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato. Si raccomanda prudenza specialmente sui Corni di Canzo, sul Moregallo e sul Corno Birone: non uscire dai sentieri tracciati per evitare di trovarsi in situazioni pericolose. Le ferrate al Corno Occidentale e al Corno Ratt, e la cresta OSA del Moregallo richiedono preparazione specifica e imbrago di sicurezza.
Guido Sala
[2]Cfr. “Un monastero sulla montagna, visita a San Pietro al Monte di Carlo Castagna, 2007
“L’isola senza nome” : Dal titolo del libro del 2005 edito dalla Scuola Intersezionale di Alpinismo Attilio e Piero Piacco e dal Club Alpino Italiano Sezioni di Valmadrera e Oggiono.





