Mostri e creature leggendarie dell’arco alpino: la Bràgiola in Val Cavargna e il Tatzelwurm in Tirolo

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Abbiamo già esplorato il Carnevale di Schignano con le maschere dei Bej e dei Brüt e osservato le creature dei Krampus del Tirolo nel precedente articolo “Maschere dell’inverno”. Spostandoci di circa venti chilometri, verso la Val Cavargna in provincia di Como, situata tra le montagne lombarde e il confine elvetico, scopriamo un altro straordinario repertorio di leggende locali. Qui, tra pendii boscosi e piccoli borghi, la vita quotidiana si intreccia con racconti di creature misteriose e mostri curiosi, che riflettono la creatività e la memoria collettiva delle comunità alpine.

Tra le più celebri è senza dubbio la leggenda della Bràgiola, raccontata da generazioni a San Bartolomeo. Lo zio Toni, mentre rientrava dalla mungitura, si trovò improvvisamente inseguito da questo mostro simile a una scimmia. La creatura, descritta come agile e furiosa, abitava le zone tra Ponte Dovia e Tavagnagh, terrorizzando chiunque si avventurasse nei boschi di montagna. Grazie a un espediente ingegnoso (imbottire i propri vestiti di paglia e scagliarli lungo il pendio) lo zio Toni riuscì a ingannare la Bràgiola, salvandosi per un pelo. Ancora oggi, le unghie della creatura sono visibili sulla porta della stalla in cui si era rifugiato, testimoni silenziosi di una storia che mescola paura e ironia.

Un’altra leggenda della valle riguarda la chiesetta di San Rocco, costruita in segno di gratitudine per aver salvato le mucche di Sebol da un mostro metà serpente e metà drago. Qui, il folklore si intreccia con la vita pastorale, la devozione al santo diventa simbolo di protezione, mentre i racconti di creature mostruose ricordano quanto le montagne siano state, per secoli, paesaggi di mistero e rispetto.

Non mancano poi storie più giocose e pedagogiche, come quella della Vegia d’la Brughera, pensata per spaventare i bambini e insegnare loro attenzione e astuzia. La vecchina di Oggia, con la sua casupola malandata e un solo dente, incuteva timore e rispetto. Chi osava avvicinarsi senza permesso, finiva per essere ingannato dal suo semplice espediente: tre legumi in una minestra trasformati in spavento e lezione.

Allo stesso modo, le vicende di lupo e volpe, che tentano di rubare il latte al pover Minela, offrono una narrazione allegorica sulla prudenza e l’ingegno. La volpe astuta riesce a scappare, mentre il lupo goffo deve sopportare la punizione dell’uomo, insegnando che la furbizia senza accortezza può avere conseguenze. Queste storie, apparentemente leggere, mantengono vive le radici linguistiche, culturali e ambientali della valle.

Spostandosi verso il Tirolo incontriamo un’altra creatura che, pur cambiando forma, porta con sé le stesse paure: il Tatzelwurm. Questa creatura, metà serpente e metà felino o drago, abita i boschi e le valli alpine a cavallo tra Austria e Germania meridionale. Il Tatzelwurm ispira racconti di mistero più profondi, legati al soprannaturale e al mito della montagna come luogo di magia e pericolo.

Il suo nome, di origine tedesca, significa letteralmente “verme con zanne” o “verme con artigli”, richiamando la combinazione di tratti serpenteschi e felini che lo caratterizza.

Secondo le leggende, il Tatzelwurm ha un corpo lungo e sottile, simile a quello di un serpente, ma con piccole zampe anteriori o artigli che gli permetterebbero di arrampicarsi tra rocce e arbusti. Alcune versioni lo descrivono con teste feline o draconiche, occhi penetranti e, talvolta, la capacità di sputare veleno o emettere un sibilo acuto in grado di spaventare uomini e animali.

Le descrizioni variano notevolmente a seconda della valle, in alcune zone viene raffigurato come completamente serpentino con muso da gatto, in altre come un piccolo drago capace di attaccare bestiame o isolati viandanti. La sua natura ambigua lo rende una creatura tanto affascinante quanto temuta.

I contadini hanno tramandato di generazione in generazione racconti degli incontri ravvicinati con il Tatzelwurm lungo i sentieri di montagna, di pecore spaventate o di pastori che sfuggono alla sua furia.

Da sempre si narra di figure mostruose che abitano luoghi remoti, che testano l’ingegno degli esseri umani e che diventano simboli della convivenza tra uomo e natura in territori difficili che rappresentano due facce dello stesso universo alpino, in cui la montagna è teatro di avventure, paure e saggezza popolare.

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