Nos Ladins – Alta Badia, dove il paesaggio parla la lingua dell’anima

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di Valentina Besana

Ci sono luoghi che si visitano e luoghi che si imparano ad ascoltare. L’Alta Badia appartiene a questa seconda categoria. Qui non sono soltanto le Dolomiti a lasciare senza fiato, è il modo in cui la natura, la cultura e le persone convivono da secoli, custodendo un’identità che non ha mai smesso di raccontarsi.

L’iniziativa “Nos Ladins” (“Noi ladini”) nasce proprio con questo obiettivo: raccontare una cultura che non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere ogni giorno. È un invito a conoscere il popolo ladino attraverso la sua lingua, le sue tradizioni, la sua storia e il suo profondo legame con le Dolomiti. Due semplici parole che racchiudono il senso più autentico di una valle dove il ladino non è un ricordo, ma il cuore pulsante della quotidianità. Lo si ritrova nelle insegne dei paesi, nelle conversazioni tra gli abitanti, nelle celebrazioni religiose, nella musica popolare e nell’ospitalità che caratterizza questa terra.

L’Alta Badia affonda le proprie radici nella preistoria, come testimoniano i resti dell’Ursus ladinicus e numerosi reperti archeologici conservati nei Museum Ladin di San Cassiano e San Martino in Badia. Abitata dai Reti e successivamente romanizzata, la valle ha visto nascere la lingua ladina e, nel Medioevo, le caratteristiche viles, piccoli nuclei abitati che ancora oggi raccontano una comunità fondata sulla collaborazione e sul profondo legame con la montagna.

L’Alta Badia oggi sa accogliere il viaggiatore moderno senza perdere autenticità. Sport hotel, luxury hotel, rifugi, impianti di risalita, sentieri perfettamente curati, servizi efficienti e una proposta gastronomica tra le migliori dell’arco alpino convivono con masi di montagna, antiche chiese e tradizioni tramandate di generazione in generazione. Qui non manca davvero nulla al turista, ma soprattutto non manca l’anima del territorio.

Tra i luoghi simbolo dell’Alta Badia spiccano Colfosco e Corvara, due paesi che sembrano vivere all’ombra benevola del Sassongher, la montagna che domina la valle con il suo profilo inconfondibile.

Al mattino il sole accende le pareti dolomitiche mentre le cime emergono dalla valle come isole di pietra. È uno spettacolo che cambia continuamente con la luce e rende ogni passeggiata diversa dalla precedente.

Il Sassongher non è soltanto una vetta da conquistare. È un punto di riferimento, una presenza costante che accompagna ogni cammino e ricorda quanto sia profondo il rapporto tra gli abitanti e la montagna.

Il maesosto Sassongher da Corvara

Da Colfosco partono alcuni dei trekking più suggestivi delle Dolomiti. Sentieri che attraversano boschi di conifere, pascoli punteggiati di fiori e prati dove il tempo sembra rallentare, regalando panorami che si aprono improvvisamente sul Gruppo del Sella e sulle pareti che hanno reso celebri queste montagne nel mondo.

Verso la Val Mezdì nel cuore del Gruppo del Sella

L’Alta Badia offre esperienze che difficilmente si dimenticano perché raccontano la vita vera della valle. Tra queste, la visita ai masi di montagna rappresenta uno degli incontri più autentici con il territorio. Qui il lavoro agricolo continua seguendo il ritmo delle stagioni e la natura detta ancora i tempi della giornata.

Tra le esperienze più amate dalle famiglie c’è l’incontro con i lama, animali curiosi e docili che vivono in alcuni masi della valle. Passeggiare con loro tra prati e boschi significa rallentare il passo, osservare il paesaggio con occhi nuovi e riscoprire un rapporto semplice con gli animali e con la montagna.

È un turismo che non cerca soltanto lo spettacolo delle grandi cime, ma il valore delle emozioni autentiche e degli incontri con chi questa valle la vive ogni giorno.

Lama Experience a Colfosco

L’identità ladina si manifesta anche nei momenti più solenni.

Le parrocchie di Corvara e Colfosco, oggi riunite nell’Unité Pastoralia Val Badia, continuano a celebrare la liturgia anche in lingua ladina. Sfogliando il bollettino parrocchiale, la Plata dla Ploania, ci si rende subito conto di quanto il ladino sia ancora oggi la lingua naturale della comunità, utilizzata per comunicare la vita religiosa e gli appuntamenti della valle.

La Chiesa di Santa Caterina a Corvara illuminata di notte

Partecipare a una Santa Messa celebrata in ladino significa entrare in contatto con una tradizione che conserva la lingua come elemento vivo della comunità. Non si tratta semplicemente di una traduzione della liturgia, ma di un momento in cui la lingua della famiglia, degli anziani e delle nuove generazioni diventa anche lingua della fede. Le preghiere, i canti e le letture assumono una musicalità particolare e raccontano il profondo legame tra spiritualità, territorio e identità.

 L’interno della Chiesa di San Vigilio a Colfosco

Anche chi arriva da fuori valle può percepire il valore di questa esperienza, il ladino diventa memoria collettiva, voce di un popolo e testimonianza di una cultura che continua a vivere.

Il ladino è una delle più antiche lingue delle Alpi. Nato dall’incontro tra il mondo retico e il latino volgare dei Romani, continua a essere la lingua quotidiana di circa 30.000 persone distribuite nelle cinque vallate ladine delle Dolomiti, tra Alto Adige, Trentino e Veneto. Più che un semplice idioma, rappresenta un patrimonio culturale condiviso che unisce comunità diverse, mantenendo vivo un senso di appartenenza costruito nel corso dei secoli.

Lo ricordava già nel 1895 Giovanni Alton:

“Paziënc Ladins, le lingaz ladin, d’onur gran dëgn, dantaldöt insignede a üsc pici mituns! Deache tigní cunt de nosc lingaz tochera sëgn y da se stravardé dai gragn ciacoluns.”

Giovanni Alton, “Stories y cianties ladines”, 1895.

Traduzione

“Cari Ladini, la lingua ladina, degna di grande onore, insegnatela soprattutto ai vostri piccoli bambini! Perché prendersi cura della nostra lingua significa custodirla e proteggerla dai grandi cambiamenti che possono farla perdere.”

Parole ancora attuali, che invitano a proteggere la lingua come il bene più prezioso di una comunità.

Anche la musica popolare continua a raccontare questo legame con la terra:

Sce i sun intô da ciasa
Olá sunsipa a ciasa?
Da ciasa chiló
Sce i sun indô a ciasa
Olá sunsi pa da ciasa?

— “Da Ciasa”, Maria De Val

Traduzione

“Se sono ancora a casa,
Dove sono allora a casa?
Qui, a casa.
Se torno di nuovo a casa,
Dove potrei essere se non a casa?”

Sono versi semplici che parlano di appartenenza, radici e di quel sentimento che ogni visitatore finisce per comprendere dopo aver vissuto l’Alta Badia.

Guida al territorio: estate in Alta Badia

Le Dolomiti

Le Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO, sono la grande scenografia naturale dell’Alta Badia. Pareti verticali, prati alpini e boschi creano un paesaggio unico, dove ogni stagione regala colori e prospettive diverse. Il Sassongher, sopra Colfosco e Corvara, rappresenta uno dei simboli più riconoscibili della valle.

I rifugi di Colfosco

La montagna qui si vive anche attraverso i suoi rifugi panoramici.

Il Gruppo del Sella, Patrimonio UNESCO

Il Rifugio Edelweiss, sopra Colfosco, è una delle terrazze panoramiche più apprezzate dell’Alta Badia. Dalla sua posizione lo sguardo spazia dal Gruppo del Sella fino alla Marmolada, rendendolo una meta ideale per una sosta durante un’escursione o una giornata in montagna.

Il Rifugio Col Pradat, raggiungibile comodamente anche con l’omonima cabinovia, sorge ai piedi del Sassongher ed è un punto di partenza privilegiato per numerosi itinerari escursionistici. Dalla sua terrazza si gode una vista straordinaria sulle Dolomiti, dalla Val Mezdì alla Marmolada, fino alle Tofane, oltre a essere una meta particolarmente apprezzata dalle famiglie grazie alle aree dedicate ai bambini.

Il Rifugio Jimmy rappresenta uno dei punti panoramici più spettacolari per chi percorre i sentieri che collegano Alta Badia e Val Gardena. La sua posizione strategica lo rende una tappa ideale per escursionisti e appassionati di montagna diretti verso il Gruppo del Sella o il Cir.

Gli impianti di risalita di Colfosco permettono di raggiungere facilmente l’alta quota, offrendo un accesso comodo ai principali sentieri, ai rifugi panoramici e ad alcuni dei paesaggi più spettacolari delle Dolomiti.

Le chiese

La spiritualità dell’Alta Badia si riflette nelle numerose chiese che punteggiano la valle.

A Badia si trova la Chiesa dei Santi Giacomo e Leonardo, uno dei più importanti edifici sacri della valle. L’attuale struttura, in elegante stile rococò, custodisce al suo interno i preziosi affreschi realizzati nel 1778 dal pittore bavarese Matthäus Günther, tra i maggiori interpreti del barocco dell’Europa centrale, che impreziosiscono la volta e rendono questa chiesa uno dei principali tesori artistici dell’Alta Badia.

Nel centro di Corvara sorge invece la Chiesa di Santa Caterina, la più antica del paese, documentata già nel 1347. Circondata dal caratteristico cimitero di montagna, conserva ancora oggi il fascino delle antiche chiese alpine ed è uno dei luoghi simbolo della comunità ladina.

La Chiesa di Santa Caterina a Corvara

A La Villa merita una visita la Chiesa parrocchiale di Nostra Signora, consacrata nel 1516. L’edificio conserva raffinati altari gotici, opere pittoriche di grande valore storico e rappresenta una delle più importanti testimonianze dell’arte sacra dell’Alta Badia.

Tra gli scorci più iconici dell’Alta Badia spicca infine la Chiesa parrocchiale di San Vigilio a Colfosco, edificio tardogotico dedicato a San Vigilio di Trento e San Michele Arcangelo. Il suo caratteristico campanile, con l’imponente Massiccio del Sella sullo sfondo, è diventato uno dei soggetti fotografici più celebri delle Dolomiti e rappresenta perfettamente l’incontro tra fede, natura e cultura ladina.

 La Chiesa di San Vigilio a Colfosco circondata dal cimitero storico

Cascate del Pisciadù

Tra le escursioni più apprezzate vi è il percorso verso le Cascate del Pisciadù, a Colfosco, una passeggiata adatta anche alle famiglie che si sviluppa tra boschi e prati fino al fragore dell’acqua che precipita dalle pareti rocciose. È uno di quei luoghi dove la forza della natura si manifesta in modo semplice e spettacolare, offrendo uno degli scorci più suggestivi dell’intera valle.

Il fascino naturale delle Cascate del Pisciadù

Museum Ladin Ciastel de Tor

A San Martino in Badia, il Museum Ladin Ciastel de Tor racconta la storia, la lingua e le tradizioni del popolo ladino. Attraverso reperti, testimonianze e installazioni multimediali è possibile comprendere l’origine di questa comunità alpina, il suo rapporto con il territorio, le tradizioni agricole e il valore di una cultura che continua ancora oggi a vivere.

Un viaggio in Alta Badia non è quindi soltanto un’esperienza tra montagne straordinarie: è un incontro con un popolo, una lingua e una storia che continuano a parlare a chi sa ascoltare.

Museum Ladin Ciastel de Tor a San Martino in Badia

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