Dentro la TOR100: la sfida di Alessio Ercoli in Valle d’Aosta 

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di Valentina Besana 

Dopo tanti anni passati a parlare di territorio, amministrarlo e rappresentarlo, Alessio Ercoli ora lo attraversa correndo. È forse questo il modo più diretto che ha trovato per sentirsi parte di un luogo?

Alessio Ercoli è nato a Biella il 1° febbraio 1995. Ha una laurea in Scienze politiche e delle relazioni internazionali. A soli 24 anni, nel 2019, è diventato capogruppo della Lega in Consiglio comunale a Biella, dopo sei anni di militanza politica. Oggi è tesserato come senior per La Vetta Running e parteciperà alla TOR100 Cervino-Monte Bianco, una gara di ultratrail di 100 chilometri con circa 8.000 metri di dislivello positivo, che attraversa le montagne della Valle d’Aosta, da Gressoney-Saint-Jean a Cervinia.

Prima di correre sulle montagne, Ercoli ha avuto un rapporto con la montagna anche attraverso la sua attività pubblica e amministrativa, si è occupato ad esempio di Biella Città Alpina. Nel 2022 partecipò con la delegazione biellese alla cerimonia di Passy, Città alpina dell’anno, mentre nel 2023 partecipò all’assemblea generale dell’Associazione delle Città Alpine dell’Anno a Sonthofen, presentando un progetto sulla piantumazione di alberi e la qualità dell’aria. 

Nel maggio 2024, ormai alla fine della sua esperienza in Consiglio comunale, era ancora presente come rappresentante della Città di Biella all’assemblea delle Città Alpine a Cuneo. 

E poi arriva il trail. Sul piano agonistico da quest’anno, 2026, è tesserato per La Vetta Running, società di Mongrando. Nel luglio 2026 Ercoli ha partecipato alla GTC55 come crew, nel suo stesso racconto sui social definisce l’esperienza molto coinvolgente e aggiunge: “In 2 months, it’s my turn with the TOR100.”

La TOR100, dunque, non è soltanto una gara che ha deciso di fare, arriva dopo aver vissuto il mondo TOR dall’altra parte, aiutando gli altri concorrenti.

Che cosa porta un ragazzo di Biella, passato dalla politica e dall’amministrazione della propria città, dentro il mondo delle ultramaratone alpine? 

Innanzitutto grazie Valentina per questo spazio e per questa bella domanda. Personalmente mi spinge l’attaccamento al territorio e mi motiva l’amore per la montagna. Sono due aspetti che mi guidano sia nella mia attività amministrativa, sia nell’attività sportiva. Curiosamente, e può sembrare bizzarro, non mi piace correre su strada. Non corro praticamente mai in città, nella mia Biella. Preferisco camminare correndo quando possibile, e mi sento più a mio agio sopra i 2000 metri.

Dopo diversi anni in amministrazione, oggi stai affrontando una disciplina che, al contrario, ti costringe a stare completamente dentro te stesso. È un caso?

Come cantavano i Guns N’ Roses in una loro celebre canzone, che è anche la mia preferita, “tutti hanno bisogno di un po’ di tempo per conto loro”. Il mio tempo per conto mio lo trovo in montagna. Prima, quando l’attività politica era totalizzante, lo trovavo nei lunghi viaggi in auto. Ora che ho un po’ più di tempo, posso stare con me stesso nel mio ambiente preferito e questo dà la possibilità di pensare molto, ma anche di liberare la mente e rigenerarsi. Nell’attività politica e nel lavoro che faccio incontro moltissima gente; ritagliarsi del tempo da soli consente di staccare con tutto ed essere più lucidi, ragionare in modo più profondo.

Come ti sei preparato per una gara da 100 chilometri? Quanto è cambiato il tuo allenamento rispetto a quello che facevi prima? Hai fatto anche allenamenti notturni? 

Mi sto preparando da un anno e mezzo in realtà. Prima lavorando sulla resistenza e sulla distanza, poi sulle strategie e sull’alimentazione, che è fondamentale e su cui prima non mi interessavo quasi, invece oggi ci faccio attenzione. Mi sono anche preparato mentalmente, che è l’aspetto più importante, cercando di eliminare tutti i pensieri negativi o fonti di potenziali preoccupazioni. Avere la mente libera e con solo pensieri positivi è cruciale. Fisicamente, mi sono allenato anche in inverno con lo sci di fondo e appena possibile con lunghe uscite di varie ore nelle montagne selvagge della Valsessera, per mantenere ritmo e acclimatamento. Ultimamente ho incrementato anche le uscite notturne, talvolta in solitaria, anche di 5/6 ore. Sono consapevole dei rischi, ma ritengo che prepararsi nel modo più duro in allenamento ti consenta di avere una percezione di maggiore comfort in gara. Per questo, non temo molto il freddo e neanche la solitudine che si potrebbe avere in una gara di 30/40 ore, con 2/3 al buio. Essere preparati a viaggiare da soli e in qualsiasi condizione è fondamentale per un ultra-trail.

Quest’estate hai vissuto la GTC55 come crew. Che cosa hai visto da quella posizione che forse non avresti capito partecipando direttamente alla gara? 

L’esperienza della GTC55 assieme a due amici è stata sicuramente preziosa per comprendere la gestione dei ristori e osservare l’organizzazione della gara, che è la stessa del TOR100. Ma anche per vivere un assaggio del clima che ci sarà a Cervinia e poi a Courmayeur, essendo l’arrivo quasi nello stesso punto. La TOR100 è una gara, ma è anche un modo particolare di attraversare la Valle d’Aosta. 

Cosa ti interessa di più: il risultato o l’esperienza di attraversamento? 

Faccio questa gara per l’avventura, per godermi il viaggio e i panorami, per conoscere gente nuova. Non per il tempo o il risultato. Già arrivare sarebbe per me una vittoria. Vedere i paesaggi valdostani in tutte le ore del giorno e della notte credo che mi rimarrà impresso più di qualsiasi prestazione che potrei fare.

Correre per così tante ore significa vedere la montagna cambiare continuamente: luce, temperatura, paesaggio, silenzio. Pensi che questa dimensione abbia un peso nella tua motivazione? 

Proprio questo è l’aspetto che mi affascina di più. Il percorso l’ho già percorso tutto, più volte. Ma la montagna cambia sempre. E cambi soprattutto tu quando la affronti. Ogni volta provi nuove sensazioni e ti porti a casa nuove emozioni. Chissà quali saranno quelle dell’alba, del tramonto e della notte su quei sentieri… Non c’è modo migliore della gara per scoprirlo.

Quando immagini il momento in cui arriverai al traguardo della TOR100, che cosa pensi che avrai davvero conquistato? 

Credo la consapevolezza di dove posso arrivare… e forse di dove posso ancora spingermi. Ma soprattutto la soddisfazione di essere riuscito a completare un qualcosa che fino a 2 anni fa credevo folle.

Hai già immaginato il momento in cui arriverà la vera fatica? 

Sono consapevole che ci saranno diverse crisi, per cui punto a non esagerare all’inizio anche perché non so come reagirà il mio corpo dopo il 55esimo km… ci sono dei tratti che temo maggiormente e farò in modo di arrivare pronto e con le energie sufficienti. Più che la fatica però mi preoccupano variabili non dipendenti da me. In montagna può capitare di tutto e all’improvviso, bisogna essere pronti a ogni situazione.

Qual è la cosa che ti farebbe dire, anche senza guardare il tempo: “Ho fatto una grande TOR100”? 

Sicuramente arrivare alla fine dando il massimo ma senza essere stremato, ma forse ancora di più godermi il viaggio coronando l’esperienza e i sacrifici di questi mesi. E continuando ad avere la passione per la montagna, anzi magari accrescendola con altre avventure…

Grazie Alessio per aver condiviso con noi la tua storia e la preparazione a questa sfida. Non ci resta che seguirti lungo i 100 chilometri, tra le montagne della Valle d’Aosta. In bocca al lupo per la tua TOR100!

Alcune immagini lungo i sentieri percorsi da Alessio Ercoli in questi anni.

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