La neve più vicina a Milano: i Piani di Bobbio e Artavaggio
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Di Guido Sala
Se si risale la Valsassina da Bellano in direzione del Colle di Balisio, tra Taceno e Cortenova si vede una grossa montagna dolomitica chiudere l’orizzonte a E, in fronte alle Grigne: è lo Zuccone Campelli, che sovrasta i Piani di Bobbio e Artavaggio, due altipiani a circa 1.600 m di quota che uniscono la lecchese Valsassina alle bergamasche Val Stabina, Val Taleggio e Val Brembana. Entrambe le località sono facilmente raggiungibili con funivia dai comuni di Barzio (per i Piani di Bobbio) e di Moggio (per i Piani di Artavaggio) e la prossimità al capoluogo lombardo ha fatto sì che in inverno siano una meta molto frequentata dagli sciatori che non vogliano fare troppa strada né sorbirsi lunghi incolonnamenti per raggiungere stazioni più propriamente alpine. Il fortunato slogan di qualche anno fa che compare nel titolo ha contribuito non poco a rilanciare nell’ultimo decennio queste due località – Bobbio per lo sci alpino, Artavaggio per i bimbi e lo sci di fondo – dopo qualche anno di appannamento.
Il gruppo dello Zuccone Campelli, o più propriamente dei Campelli – Aralalta, caratterizza questi altopiani, estendendosi dal Passo del Cedrino (1.720 m) alla Culmine di San Pietro (1.269 m). Partendo da N, appena sopra l’estremo settentrionale dei Piani di Bobbio, la prima cima che si incontra è la Corna Grande di Valtorta (2.089 m), caratterizzata da un’imponente parete che precipita sulla sottostante Valtorta. Da essa si diparte in direzione SW la cresta principale del gruppo, piuttosto omogenea a livello altimetrico, che scende alla Bocchetta dei Mughi (2.010 m), per risalire allo Zucco Barbesino (2.152 m). Da questa vetta prosegue un po’ tormentata fino alla cima dello Zuccone Campelli (2.161 m), massima elevazione del gruppo e quindi, tra saliscendi, fino allo Zucco di Pesciola (2.092 m), da cui scende ripidamente la rocciosa Cresta Ongania fino alla Bocchetta di Pesciola (1.784 m), poco più a S del Rifugio Lecco (1.777 m).

Rifugio Lecco, 1.777 m.
Una cresta secondaria, piuttosto lunga e intervallata da passi erbosi corre a E della cresta principale, partendo dalla selvaggia Cornetta (2.054 m) per proseguire aspra verso la Cima di Piazzo (2.057 m) e, più dolcemente, verso l’iconico Monte Sodadura (2.010 m), dalla caratteristica forma piramidale. Dalla cima di questo monte essa svolta decisamente verso E, scendendo alla Bocchetta di Regadur (1.853 m), per risalire al Monte Aralalta (2.006 m) e al vicino Pizzo Baciamorti (2.009 m). La cresta scende quindi ripidamente al Passo Baciamorti (1.540 m), per risalire di nuovo al Monte Venturosa (1.999 m) e al Monte Cancervo (1.835 m) attraverso il Passo di Grialeggio (1.707 m). Il Monte Cancervo, quasi un piccolo acrocoro, precipita con ripide pareti verso Pianca, in Val Brembana, Sottochiesa e Pizzino in Val Taleggio, chiudendo il gruppo a S. Una cresta minore scende dalla cima del Monte Sodadura verso S, raggiungendo i Piani di Artavaggio per poi risalire al solitario Zucco di Maesimo (1.680 m), e raggiungere finalmente la carrozzabile alla Culmine di San Pietro, a 1.269 m di quota.
Tutte queste cime hanno una natura calcarea e sono caratterizzate da alte pareti, pilastri rocciosi e prati aridi che conferiscono loro un aspetto dolomitico, con formazioni davvero spettacolari soprattutto nella parte N di esso, allo Zuccone Campelli, alla Corna Grande di Valtorta e alla Cornetta. L’altra caratteristica che accomuna questi monti è la storica linea di confine tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano: nella parte meridionale del gruppo è ancora possibile imbattersi in qualche cippo di confine tra questi due stati preunitari.
L’esplorazione di queste vette è molto agevolata dalla presenza degli impianti a fune di Barzio e Moggio, riducendo di molto il dislivello da superare, con la sola eccezione dei monti Venturosa e Cancervo e, parzialmente, del Monte Aralalta-Pizzo Baciamorti. Ipotizzando di partire dalla stazione alta della funivia dei Piani di Bobbio, in prossimità del Rifugio Ratti-Cassin (1.650 m), si prosegue sull’evidente strada sterrata che conduce alla chiesetta dei Piani di Bobbio: da qui si raggiunge facilmente il già ricordato Rifugio Lecco (1.777 m), posto al culmine dei Piani di Bobbio, da dove ammirare il magnifico anfiteatro dolomitico dei Campelli: alla nostra sinistra troviamo lo Zucco Barbesino, al centro lo Zuccone Campelli e alla nostra destra lo Zucco di Pesciola. Dal Rifugio Lecco è possibile raggiungere in circa 1h30’ la cima dello Zuccone Campelli addentrandosi nella Valle dei Camosci (la depressione al centro dell’anfiteatro dei Campelli) e risalendo il Canale dei Camosci fino ad un ripido ghiaione, e quindi per il facile ma ripido Canale della Madonna fino ad una forcella erbosa e, scavalcata una paretina, raggiungere la cresta al Cristo degli Alpini, tra lo Zucco di Pesciola e lo Zuccone Campelli. Dal Cristo degli Alpini si prosegue in cresta, giungendo alla Bocchetta dei Camosci (2.130 m), da cui si scende in un marcato intaglio (sentiero attrezzato) e quindi risalire ripidi fino alla cima dello Zuccone Campelli (2.161 m).

Poco sotto la cima dello Zuccone Campelli (2.161 m).
Dal Canale della Madonna si può raggiungere più facilmente, tenendo la destra, anche lo Zucco di Pesciola (2.092 m). Dal Rifugio Lecco si può invece proseguire verso S, raggiungendo in breve la Bocchetta di Pesciola (1.784 m), e da qui traversare sotto le alte pareti dello Zucco di Pesciola e dello Zuccone Campelli in direzione dei Piani di Artavaggio per il sentiero 729-DOL (Dorsale Orobica Lecchese): è il percorso detto “Sentiero degli Stradini”, che offre magnifiche viste sulle Grigne, il Resegone e la Valsassina, oltre ad attraversare un ambiente veramente spettacolare.

Sul Sentiero degli Stradini.
Superato qualche tratto attrezzato il sentiero raggiunge i Piani di Artavaggio in prossimità del Rifugio Cazzaniga-Merlini (1.900 m) in circa 1h30’ dalla Bocchetta di Pesciola. Il Rifugio Cazzaniga-Merlini sorge proprio sul culmine dei Piani di Artavaggio, con bella vista sulla Valsassina e il vicino Monte Sodadura. Da qui è possibile tornare ai Piani di Bobbio compiendo un magnifico anello seguendo il sentiero 101 per la Bocchetta dei Campelli e la Bocchetta dei Mughi, che entra nella valle tra lo Zuccone Campelli, la Corna Grande di Valtorta, la Cima di Piazzo e la Cornetta. In uno straordinario ambiente carsico, il sentiero si snoda tra saliscendi, risalendo decisamente solo in prossimità della Bocchetta dei Mughi (2.010 m), tra lo Zucco Barbesino e la Corna Grande di Valtorta. Da qui si scende facilmente verso i sottostanti Piani di Bobbio, lasciando sulla sinistra l’attacco della via normale allo Zucco Barbesino, che lo raggiunge in circa 1h-1h30’ per una cresta erbosa e rocciosa. Dalla Bocchetta dei Mughi è possibile anche raggiungere la cima della Corna Grande di Valtorta (2.089 m), per una breve ma ripida traccia mista di rocce ed erba.
Il descritto anello Sentiero degli Stradini-Bocchetta dei Mughi consente di visitare in circa 5 h-5h30’ tutta la parte settentrionale del gruppo. Da questo anello si staccano alcune importanti vie di salita verso le cime: oltre ai già ricordati sentieri di accesso allo Zuccone Campelli e allo Zucco della Pesciola in prossimità del Rifugio Lecco, dal Rifugio Cazzaniga-Merlini è possibile salire a S il Monte Sodadura (2.010 m) per ripida cresta erbosa e rocciosa, e a N la Cima di Piazzo (2.057 m) per una ripida cresta erbosa. Su entrambe le cime due graziose Madonnine vigilano sulle valli circostanti.

Monte Sodadura (2.010 m).
In prossimità della Bocchetta dei Campelli si stacca invece sulla sinistra il sentiero che raggiunge il Cristo degli Alpini e quindi lo Zuccone Campelli dal versante dei Piani di Artavaggio, oltre alla traccia non segnata per la Cornetta, forse la montagna più selvaggia del gruppo.

La Cornetta e il Pizzo dei Tre Signori sullo sfondo.
Per raggiungerla è necessario puntare verso il caratteristico Dente della Cornetta – un pilastro dolomitico che la caratterizza a S, posto in prossimità dell’intaglio con la Cima di Piazzo – fino ad incrociare un sentiero che taglia a mezza costa il monte. Risalito quindi il ripido fianco per tracce di sentiero fino ad una caratteristica spaccatura, si raggiunge la vetta per una cengia erbosa e rocciosa ed i ripidi prati sommitali. Tornando sui nostri passi, dal Monte Sodadura è possibile raggiungere il Monte Aralalta e il Pizzo Baciamorti seguendo il sentiero 101, scendendo dalla cresta E del monte, raggiungendo la Bocchetta di Regadur e da qui risalendo al Monte Aralalta (2.006 m) e al Pizzo Baciamorti (2.009 m).

Il Monte Aralalta/Pizzo Baciamorti dalla vetta del Monte Sodadura (2.010 m).
Dalla Bocchetta di Regadur è possibile anche scendere per il sentiero 120 fino al Rifugio Gherardi (1.650 m), al culmine di Piani di Alben, per poi tornare ai Piani di Artavaggio in circa 1h30’, costeggiando il versante SW del Monte Sodadura sul sentiero 150A.
L’accesso più conveniente alle cime meridionali del gruppo non parte dai Piani di Bobbio e di Artavaggio ma dalle località dell’Alta Val Taleggio. Dalla Culmine di San Pietro è possibile raggiungere la cima dello Zucco di Maesimo (1.680 m) dal sentiero 730 (variante estiva) che parte dietro la chiesetta di San Pietro, che taglia trasversalmente il monte fino a raggiungere un’appartata valletta, e da qui la vetta semiboscosa, precipite sulla Valsassina. Dalla cima dello Zucco di Maesimo è possibile compiere un piccolo anello scendendo sul lato dei Piani di Artavaggio fino alla Malga Maesimo, e quindi per la strada agrosilvopastorale (segnavia 727 fino alla Baita Cassinelli, poi 728-1 e 728) che si raccorda alla carrozzabile della Culmine, passando eventualmente dal Rifugio Zucco della Croce (1.174 m), sull’omonimo monte.

Zucco di Maesimo (1.680 m) e le Grigne sullo sfondo.
I monti Venturosa e Cancervo sono invece raggiungibili da La Foppetta (1.075 m), località appena sopra Pianca, in Val Taleggio, da dove il sentiero136 sale fino al Passo di Grialeggio, posto tra le due vette, e da qui raggiunge passando per la Baita del Giacomo la cima del Monte Venturosa (1.999 m) e, tornando sui nostri passi, del Monte Cancervo (1.835 m).

Monte Venturosa (1.999 m).
Il Monte Cancervo è raggiungibile anche dall’altro versante, da Pianca di San Giovanni Bianco (810 m) per l’erboso ma ripido canale del Cancervo (sentiero 102) che tra pinnacoli di roccia raggiunge la baita omonima (1.654 m), e da qui la vetta. È curiosa l’etimologia di alcune località di questo gruppo: i Piani di Bobbio hanno questo nome dall’Alto Medioevo, in quanto zona di pascolo di proprietà dell’Abbazia di San Colombano di Bobbio, in Val Trebbia, mentre il pizzo e il passo Baciamorti hanno questo curioso nome dalla tradizione medioevale degli abitanti dalla Val Stabina di portare i propri morti alla sepoltura in Val Taleggio, valicando per forza di cose questo passo dove si sarebbe dato l’ultimo saluto ai propri cari. Per quel che riguarda il Monte Cancervo, sulle antiche mappe esso era segnato, non si sa se per errore o meno, come Monte Can Cerbero, probabilmente per l’aspetto molto scenografico delle guglie, delle pareti e dei pinnacoli che lo caratterizzano.
Merita infine una visita la graziosa chiesetta posta alla Culmine di San Pietro (1.269 m), il valico che da tempi storici mette in comunicazione la Valsassina e la Val Taleggio, citata anche da Cesare Cantù nella Grande Illustrazione del Lombardo-Veneto (1857).

Culmine di San Pietro (1.269 m).
Gustoso è il cenno che fa di questo luogo Giuseppe Fumagalli nella sua Guida di Lecco sue valli e suoi laghi (1881): “Culmen a cavaliere della Vallimagna, Valsassina, Valbrembana, è un punto importante come passaggio fra queste valli, e come luogo di bellissima veduta, perché da qui si ammira Monterone, il Pizzo dei Tre Signori, il Pizzo del Trono, il Pizzo del Diavolo, il Legnone e tutta la Valsassina. Al giorno di San Pietro, 29 giugno, ha luogo una delle più simpatiche feste campestri di questo territorio. S’improvvisano trabacche, s’innalzano tende e assiti tutte destinate ad apprestare deschi agli arrivati. L’ameno della festa consiste nella democratica confusione di tutti i ceti: le distinzioni pretese dalla vanità umana là sono soppresse: sono tutti uguali: e si vede il cittadino villeggiante giuocare alla mora col primo venuto, il carabiniere ballare col curato, il sagrista che fa da guattero, e via di seguito, e ciò come se fossero tutti vecchi amiconi da un pezzo”. Dal rifugio della Culmine di San Pietro una strada agrosilvopastorale scende in direzione S verso il Monte Due Mani, unendo il gruppo dei Campelli-Aralalta al gruppo del Resegone.
Nota Tecnica
I sentieri del gruppo Campelli-Aralalta sono classificabili come sentieri di media montagna di varia difficoltà (E-EE-EEA). La natura dolomitica del gruppo fa sì che anche su percorsi semplici si possano incontrare brevi tratti ripidi o esposti o, molto spesso, sfasciume che rende scivolosi i sentieri, specialmente in discesa. I dislivelli non sono mai elevatissimi, vista la presenza delle funivie, a meno di partire dai paesi di fondovalle. Valutare comunque le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni trovate in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, ma si raccomanda di non farsi ingannare dalla vicinanza dei rifugi in quanto tutti i percorsi sono sentieri di montagna che richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche su quelli più facili.
Si raccomanda particolare attenzione sui sentieri di salita allo Zuccone Campelli, allo Zucco di Pesciola e allo Zucco Barbesino, specialmente sulle creste sommitali che hanno passaggi esposti. Attenzione, specie in inverno, anche sul Sentiero degli Stradini e alle creste del Monte Sodadura per possibile presenza di ghiaccio. La salita alla Cornetta, per quanto non difficile, richiede senso di orientamento in quanto la traccia non è segnata e attenzione nell’attraversamento della cengia poco sotto la vetta. La salita alla Corna Grande di Valtorta dalla Bocchetta dei Mughi, per quanto breve, richiede attenzione e fermezza di piede sul tratto roccioso. La Cima di Piazzo, il Monte Aralalta, il Pizzo Baciamorti e il Monte Venturosa, sa affrontati per il versante descritto sono più facili ma è utile mantenere un livello di attenzione alto, specialmente sulla cresta sommitale dell’Aralalta. Lo Zucco di Maesimo, infine, richiede attenzione in inverno nell’attraversare il ripido fianco che scende a E verso la Val Taleggio per la possibile presenza di ghiaccio.
In presenza di neve tutte queste montagne richiedono equipaggiamento adatto e un livello di attenzione elevato, anche per la presenza di cornici che possono formarsi sui monti Sodadura e Aralalta.
La cresta Ongania dello Zucco delle Pesciola non è un percorso escursionistico, ha caratteristiche alpinistiche e richiede l’utilizzo di attrezzatura adeguata, come tutte le vie di arrampicata dello Zuccone Campelli e dello Zucco Barbesino. Le ferrate Minonzio allo Zuccone Campelli e Pesciola allo Zucco di Pesciola richiedono specifica attrezzatura. Il collegamento di cresta Zucco Barbesino-Zuccone Campelli, per quanto relativamente breve, può richiedere l’uso di attrezzatura da ferrata per la presenza di alcuni passaggi esposti.
Evitare qualunque fuoripista in quanto i versanti di queste montagne sono piuttosto ripidi e spesso intervallati da pareti che possono rivelarsi molto pericolose.
Guido Sala





