“Talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto” I monti Resegone e Due Mani

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Di Guido Sala

Inconfondibile montagna simbolo di Lecco e del suo territorio, omaggiata nella pagina di apertura dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (1785-1873) e nel poemetto incompiuto “Il Parlamento” di Giosuè Carducci (1835-1907), di relativa celebrità per la licenza poetica (o svarione geografico?) che a Milano fa tramontare il sole dietro di esso, quando nella realtà questo monte è a oriente della città; il Resegone oltre a essere un singolo monte è un insieme di montagne che si estende dalla Culmine di San Pietro (1.269 m), dove si unisce a N col gruppo dello Zuccone Campelli, ai colli posti a settentrione della città di Bergamo.

Il Resegone dalla cima del Monte Magnodeno.

La cresta principale si innalza dagli alpeggi della Culmine di San Pietro formando la Cima di Muschiada (1.458 m) per ridiscendere alla Forcella di Olino (1.158 m) e risalire tra molti saliscendi fino alla Punta Cermenati del Resegone (1.875 m). La cresta scende quindi più regolarmente alla Passata (1.244 m), storico valico tra la Val d’Erve e la Valle Imagna, per impennarsi nuovamente alla Corna Camozzera (1.452 m) e al Monte Ocone (1.363 m), e ridiscendere ripidamente al Passo del Pertus (1.193 m). Da qui la cresta si fa meno dirupata e forma il Monte Picchetto (1.310 m), quasi interamente boscoso, quindi il Monte Tesoro (1.431 m), il Pizzo (1.399 m) e il Monte Linzone (1.392 m), che chiude a S il gruppo. Dall’Ocone una cresta minore scende al Passo della Pertulena (1.046 m), detto anche dell’Uselanda, in quanto territorio di caccia, per risalire al Monte Spedone (1.110 m), che precipita su Erve e Rossino. Dalla Punta Cermenati del Resegone scendono le creste E, più dolce, verso Brumano, Morterone e la Costa del Palio, e la cresta W, ripida e fratturata, che scende fino al Passo del Fo’ (1.296 m), per risalire erta alla Cima del Fo’ (1.365 m) e proseguire fino al Monte Magnodeno (1.241 m) e i suoi risalti minori: il Corno di Grao (1.041 m), il Monte Gavazzo (916 m) e il Monte Mudarga (912 m), che sovrastano Erve, per poi cadere a picco sulla Rocca di Somasca, il supposto castello dell’Innominato, vero convitato di pietra per chi percorre i sentieri più solitari della Val d’Erve. Tra la cresta principale e la città di Lecco vi sono infine tre montagne che fanno parte del gruppo ma piuttosto staccate dalla dorsale principale, formando quasi tre isole rocciose: il Monte Due Mani (1.666 m) e il Monte Melma (914 m), sostanzialmente autonomi, e il Pizzo d’Erna (1.375 m), connesso al Resegone per mezzo della Bocca d’Erna (1.291 m).

Una descrizione a parte serve per illustrare la cresta del Monte Resegone, formata da ben tredici cocuzzoli, da N a S: il Pizzo di Morterone e il Pan di Zucchero (entrambi 1.758 m), la Cima Pozzi (1.810 m), il Dente (1.810 m), la Punta Manzoni (1.801 m), la Punta Stoppani (1.849 m), la già ricordata Punta Cermenati (1.875 m), che è la vetta del monte, la Torre di Valnegra (1.852 m), l’imponente Pizzo Daina (1.864 m), il Pizzo di Brumano (1.756 m), i torrioni detti dei Solitari (1.626 m), la Punta di Piazzo (1.640 m) e la Cima Quarenghi (1.636 m), così chiamata in onore di Giacomo Quarenghi (1744-1817), che dalla Valle Imagna si trasferì in Russia per contribuire alla costruzione di San Pietroburgo sotto Caterina II (1729-1796). Il Quarenghi fa compagnia agli tre illustri personaggi della zona che danno il nome ad alcune cime: Giovanni Pozzi (1850-1889), primo presidente effettivo del CAI di Lecco, il già ricordato Alessandro Manzoni, letterato, poeta e romanziere, l’abate Antonio Stoppani (1824-1891), geologo e pioniere dell’esplorazione dei monti lecchesi, e Mario Cermenati (1868-1924), naturalista, scienziato, alpinista e uomo politico di Lecco, anch’egli protagonista delle prime osservazioni scientifiche sulle montagne di Lecco.

Sul Sentiero delle Creste, tra i Solitari e la Punta di Piazzo.

Il gruppo del Resegone è formato interamente da rocce sedimentarie di natura calcarea, come tutti i monti circostanti. Non è raro incontrare lungo i sentieri che lo percorrono belle stratificazioni rocciose che mostrano come queste montagne si siano formate per mezzo dell’accumulo di conchiglie, gusci e sabbie sul fondo del mare tropicale che copriva tutta l’area di Lecco nel Triassico Superiore, tra 205 e 237 milioni di anni fa. L’antica presenza marina è dimostrata dai numerosi fossili presenti su queste cime, nonché dalle poderose pareti dolomitiche che al Colle di Balisio sostengono il Monte Due Mani e al Passo del Fo’ il Pian Serada, sotto la cima del Resegone, che tradiscono la loro originaria funzione di scogliera.

Stratificazioni sul sentiero che da Saina, frazione di Erve, sale alla croce di Vicerola.

Abbiamo citato il nome Serada: è il vecchio nome del Resegone, per alcuni, retaggio della dominazione spagnola del XVII secolo (sierra in spagnolo significa catena montuosa, ma anche seghetto), per altri, voce lombarda che significa chiusura o sbarramento, dato che il Resegone chiude molte vallate: le bergamasche Val Taleggio e Valle Imagna e le lecchesi Val Boazzo, Val Comera e Val d’Erve. Non è nemmeno escluso che il termine spagnolo sia traslato nel dialetto lombardo dando origine al termine che ha definito il monte nei secoli passati.

Il Resegone è ricco di itinerari molto diversificati e di ogni difficoltà, sia dal versante lecchese che da quello bergamasco. Il principale di essi è senza dubbio il numero 1, che da Versasio, appena sopra Lecco, porta alla Punta Cermenati in circa 4 h, passando la bella frazione rurale di Costa (784 m), incendiata nel 1944 dai fascisti e dai nazisti in un’orgia di devastazione, il Rifugio Stoppani (890 m) e Piano Fieno (1.160 m). Da qui il sentiero si fa leggermente più impegnativo, raggiungendo il Pian Serada e quindi la cima del monte, dove dalla fine del XIX secolo sorge lo storico Rifugio Luigi Azzoni con annesso Bivacco Città di Lecco.

Resegone, Punta Cermenati, e il Rifugio Luigi Azzoni, 1875 m.

Il sentiero 1 può essere accorciato “tagliando” la parte più bassa per mezzo della comoda funivia che sale ai Piani d’Erna: dalla cabina alta si scende alla Bocca d’Erna (1.291 m) e si prosegue sul sentiero 5 (o con variante di dubbia convenienza, sul sentiero 7) fino ad incrociare il sentiero 1. Dal sentiero 1 si stacca la ferrata Gamma 2 (segnavia 22A) e il sentiero 9 che risale il ripido Canalone di Val Comera, fino alla vetta. Un’alternativa di salita dai Piani d’Erna è il sentiero 10 del Canalone Bobbio, riservato ad escursionisti esperti, per la ripidità del tracciato e la presenza di alcuni passaggi rocciosi, per quanto facili, da scavalcare. Giunti alla Sella del Canalone Bobbio (1.750 m), a N del Dente, si prosegue sull’evidente tracciato in direzione S che poco sotto la cresta porta alla Punta Cermenati. Il Rifugio Azzoni può essere raggiunto anche da Erve (585 m) per il lungo sentiero 11, superando il ristoro I Due Camosci (circa 600 m), la Capanna Alpinisti Monzesi (1.173 m) e il ripido Canalone di Val Negra, che termina proprio in prossimità del rifugio. Al Passo del Fo’, poco sopra il Rifugio Alpinisti Monzesi, si trova l’attacco della ferrata del Centenario che sale diritta al Pian Serada, per raccordarsi al sentiero 1.

La bastionata del Pian Serada dal Passo del Fo’, risalita dalla ferrata del Centenario.

Più tranquille sono invece le salite dal versante di Morterone e di Brumano, per i sentieri 17 (dalla Forcella di Olino), 16 (da Morterone), 13 e 14 (da Brumano): tutti questi sentieri convergono alla Forbesette (1.380 m), importante svincolo sul lato NW del monte, dove si trova anche una sorgente, e da qui per traccia più ripida raggiungono la cima del monte. Una bella e meno frequentata alternativa a queste vie di salita è il sentiero della Val Caldera, un’appartata valletta rocciosa sul lato di Morterone, dove è facile avvistare i camosci, sotto le punte Pozzi e Stoppani, e il Dente, che si imbocca al Passo del Giuff (1.515 m), raggiungibile dalle Forbesette o dalla Bocca d’Erna per il sentiero 7.

La Val Caldera.

Entusiasmante quanto impegnativo è infine il Sentiero delle Creste (segnavia 575), che dalla Passata permette di raggiungere il Passo del Giuff percorrendo tutte e tredici le cimette del Resegone. In un susseguirsi di torrioni calcarei, cenge, bocchette e viste eccezionali. Data la lunghezza dell’itinerario, conviene forse spezzarlo in due pernottando al Rifugio Azzoni o dividendolo in due parti: partendo da Erna o da Morterone, la cresta N, dalla Punta Cermenati al Passo del Giuff, e la cresta S, dalla medesima Punta Cermenati, partendo da Erna o da Brumano. Deve infine essere ricordato il sentiero che sale al Pizzo d’Erna, vera sentinella del Resegone, che si arrampica da Versasio per il Passo del Cammello (1.050 m, segnavia n. 18), raggiungendo la vertiginosa cima del Pizzo, dove termina la ferrata Gamma 1. La discesa può essere fatta, realizzando un anello, dal sentiero 7 che si raccorda al sentiero 1 già descritto.

Il Pizzo d’Erna, poco a monte del Rifugio Stoppani.

Il fratello minore, il Monte Due Mani, pur non essendo famoso come il Resegone, ha percorsi altrettanto belli e panoramici, bilanciando la minore fama con il bizzarro nome di cui nessuno ha mai dato una spiegazione convincente (anticamente era detto Domane) e una sensazione selvaggia che il Resegone talvolta perde per il grande afflusso di escursionisti e alpinisti che ogni fine settimana ne percorrono i sentieri. Non è escluso che Alessandro Manzoni pensasse al Monte Due Mani (la famiglia Manzoni era originaria di Cremeno, non lontano da Barzio) quando nel Fermo e Lucia, la romantica – quasi gotica – prima stesura de I Promessi Sposi, definisce la Valsassina un territorio “petroso e selvatico negli accessi, ma per entro rivestito in gran parte di ricchi pascoli”, descrizione che calza a pennello a questo piccolo monte, se si guardano le pareti verticali che cadono diritte sul Colle di Balisio, dove in passato vi era un piccolo lago, e l’orrido che forma di contro al Pizzo d’Erna e al Monte Melma all’imbocco della Val Boazzo. Il sentiero più bello per raggiungere la cima del Monte Due Mani è senza dubbio il 36, che stacca a circa 4 km da Ballabio in direzione Morterone, percorrendo accanto alla ferrata Simone Contessi tutta la cresta S del monte, tra guglie, cengette, pareti e pinnacoli di rocce che ricordano la sorella maggiore che gli sta in fronte, la Grignetta.

Monte Due Mani, sul sentiero 36.

Superati i primi ripidi 350 m di dislivello, la seconda parte del sentiero percorre la lunga e a tratti sottile cresta del monte, fino a raggiungere il cupolone erboso a 1.666 m di quota. La discesa può avvenire per il sentiero che scende sul lato di Morterone, raggiungendo la Forcella di Olino per poi tornare all’attacco del sentiero 36 percorrendo per qualche chilometro l’ardita strada che porta a Morterone. Un secondo itinerario, altrettanto bello, è il sentiero 30 che da Ballabio, località Gera (697 m), affronta diritto il versante W del monte fino alla cima. La discesa può essere fatta percorrendo parte del sentiero 36 fino ad una bocchetta, dove un segnale indica la direzione per la Baita di Bongio e Ballabio. Più facili sono i sentieri che salgono dalla Culmine di San Pietro attraverso la Bocchetta di Muschiada (1.356 m) e da Maggio (820 m), che risalendo il versante N permette di raggiungere prima l’anticima del monte, chiamato su alcune carte Zucco di Desio (1.656 m) e poi la vetta.

Monte Due Mani, 1.666 m, con le Grigne sullo sfondo.

Anche il Monte Due Mani ha la propria sentinella, analogamente al Resegone che ha il Pizzo d’Erna: è il piccolo Monte Melma (914 m), quasi interamente trascurato a causa della concorrenza dei fratelli maggiori.

Il Monte Melma dalla strada per Morterone.

Pur non essendo imprescindibile, la sua facile salita da Ballabio o da Monte Albano, appena sopra Lecco, permette di godere prospettive insolite su tutti i monti circostanti, essendo al centro di essi in una posizione favorevole, che per una volta è il punto più basso.

Nota Tecnica

I sentieri del Resegone e del Monte Due Mani sono classificabili come sentieri di media montagna di varia difficoltà (E-EE-EEA). La natura calcarea che gli è propria fa sì che anche su percorsi semplici si possano incontrare brevi tratti ripidi o esposti o, molto spesso, sfasciume che rende scivolosi i sentieri, specialmente in discesa. Valutare sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni trovate in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, ma si raccomanda di non farsi ingannare dalla vicinanza dei Piani d’Erna o delle famose (in questi ultimi anni) pozze di Erve in quanto tutti i percorsi sono sentieri di montagna che richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, cibo, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche su quelli più facili.

Tutti i sentieri del Resegone e del Monte Due Mani richiedono un livello di attenzione alto, soprattutto una volta raggiunte le creste sommitali, ed in particolare, sul Resegone, i sentieri che risalgono i canaloni Bobbio, Comera e di Val Negra, il Sentiero delle Creste, il secondo tratto del sentiero 1 (da non sottovalutare, pur essendo facile), e la cengia che dà l’accesso alla Val Caldera, poco a monte del Passo del Giuff; sul Due Mani si raccomanda prudenza specialmente sui sentieri 30 e 36. Nel caso si voglia affrontare integralmente il sentiero 1, che da Lecco porta alla cima del Resegone, o la salita da Erve, tenere in debita considerazione l’ampio dislivello da superare.

In presenza di neve entrambi i monti richiedono equipaggiamento adatto e un livello di attenzione elevato, anche per la presenza di ghiaccio.

Le ferrate Gamma 1, Gamma 2, del Centenario e Simone Contessi richiedono specifica attrezzatura.

Evitare qualunque fuoripista in quanto i versanti di queste montagne sono ripidi e intervallati da pareti che possono essere molto pericolose.

Guido Sala

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