La via verso la Rezia: la Val Biandino

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Di Guido Sala

Appena valicato il Colle di Balisio (725 m) sotto le pareti verticali del Monte Due Mani e dello Zucco di Teral, appendice orientale della Grignetta, si scorge il Pizzo dei Tre Signori e lo Zucco di Cam, suo satellite occidentale sul lato della Valsassina. Sullo sfondo, una lunga costiera senza grandi differenze altimetriche chiude la visuale, separando la Valsassina dalla Val Varrone, posta appena a N di essa. Questa lunga costa è detta Sponda di Biandino, prendendo il nome dell’omonima valle sottostante che da Introbio (586 m) si incunea tra di essa e le alte pareti settentrionali dello Zucco di Cam, per terminare poco sotto la cima del Pizzo dei Tre Signori.

La Val Biandino è la valle della Troggia, torrente che si getta nella Pioverna – il torrente della Valsassina – proprio in prossimità di Introbio. Giuseppe Arrigoni scrive nel suo Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe, (1889) che per essa “si andava direttamente, in poche ore, nella Rezia”, vale a dire il territorio più propriamente alpino: la Valtellina e i Grigioni. Essendo un accesso percorribile anche ad eserciti invasori (si pensi alle truppe imperiali – i lanzichenecchi – in transito nel territorio di Lecco nel 1629 per raggiungere Mantova nella guerra di successione al Ducato, inserita nella più ampia guerra dei Trent’Anni, il terribile regolamento di conti tra cattolici e protestanti del XVII secolo), non è un caso che a Introbio esistesse un fortilizio militare, allo scopo di custodire l’accesso alla valle, fin dai tempi dei Romani[2].

La Val Biandino, sulla sinistra la Madonna della Neve e a destra il Pizzo dei Tre Signori.

Che in questa zona le Prealpi e le Alpi sfumino le une nelle altre è evidente dal cambiamento delle rocce che costituiscono i monti: dal bianco calcare delle Grigne e del Resegone si passa allo scuro basamento cristallino e al rosso verruccano che costituiscono l’imponente cresta che dal Legnone va fino al Tre Signori e anche oltre. Il passaggio si ha attorno a Baiedo, una frazione di Pasturo, dove la provinciale della Valsassina attraversa la gola tra il calcareo Zucco Angelone, a E, parte integrante dello Zuccone Campelli, e l’altura detta appunto Rocca di Baiedo, appoggiata alle Grigne, a W, anche se costituita da verruccano.

La Valle della Troggia [la Val Biandino, ndr] offre all’alpinista le più grate ed emozionanti sorprese: dapprima monti che la stringono scoscesi e ripidi, e acque che rimbalzano spumeggianti giù dalle rocce fra gli enormi macigni; poi i pascoli estesi, erbosi, morbidi, che si estendono sul piano, che salgono dolcemente sui fianchi della valle. Le acque limpidissime solcano silenziose la verdeggiante conca cinta dal Pizzo dei Tre Signori (2.554 m), dalla Cima di Camisolo (2.156 m), dallo Zucco di Valbona (2.133 m), dal Pizzo Varrone (2.332 m), dalla Cima di Biandino (2.020 m), dal Cornagera (2.048 m)”. Alla descrizione di Fermo Magni, introbiese, autore di “Guida illustrata della Valsassina” (1904) va aggiunto solo lo Zucco di Cam (2.196 m); il resto, fatta salva la carrozzabile, percorribile solo da mezzi autorizzati, che da Introbio porta ai rifugi Bocca di Biandino e Tavecchia (1.486 m) è del tutto invariato. Raggiungere a piedi da Introbio la Bocca di Biandino non è breve, pur non avendo nessuna difficolta. Lasciata la macchina, ci si incammina lungo la carrozzabile asfaltata tenendo le evidenti indicazioni. È possibile tagliare la noiosa carrozzabile per ciò che rimane del vecchio sentiero che conduceva alla valle: non molto dopo la partenza, da una di queste “varianti” è possibile affacciarsi sulla cascata della Troggia, visitata e descritta anche da Leonardo da Vinci durante il suo soggiorno milanese. Rientrati sulla carrozzabile, si attraversa il ponte sulla Troggia (in prossimità di esso una lapide ricorda i partigiani della Valsassina e della Valvarrone sacrificatisi nella Guerra di Liberazione dai nazifascisti, 1943-1945) e ci si porta sul versante destro idrografico della valle. Abbandonata definitivamente la strada, si raggiunge per sentiero, prima in un fitto bosco, poi su terreno più aperto, la Bocca di Biandino (1.486 m), con i bei rifugi Bocca di Biandino e Tavecchia.

I rifugi Bocca di Biandino e Tavecchia, 1.486 m

Poco prima di essi, un cippo commemorativo ricorda i partigiani della Valsassina e della Val Varrone. Da queste parti la guerra partigiana fu particolarmente brutale: nell’ottobre del 1944 colonne naziste e fasciste distrussero case, cascine, le baite di Roncalaccio e Biandino, i rifugi Tavecchia, SEL, Grassi e Pio X. Infine, in un’orgia di distruzione, incendiarono anche il Santuario della Madonna della Neve, e se ne tornarono a Introbio, occupandolo fino al novembre dello stesso anno.

Cippo commemorativo in ricordo dei partigiani della Valsassina e della Val Varrone

La ricordata Madonna della Neve (1.595 m) è una graziosa chiesetta con attiguo rifugio posta proprio al centro della Val Biandino, quasi sospesa tra la valle e il Pizzo dei Tre Signori. Eretta nel 1664 dalla Famiglia Annovazzi, ancora oggi il 5 agosto (festa della Madonna della Neve) è meta di pellegrinaggio e festa per gli abitanti di Introbio e Premana, tradizione secolare che compare già nel 1718 in uno scritto di Fra’ Bernardo Tartari, un cappuccino di Lecco: “era solito […] alli 5 d’Agosto d’andare su li Monti di Biandino ove è un piccol Oratorio dedicato alla Madonna della Neve, e vi va sempre un Predicatore a far’ un poco di discorso della Madonna, ivi si pransa, e si fa la Cerca, e vi viene una buona Cerca di Butiro [il burro], Stracchini singolari e buoni Mascherponi”.

Madonna della Neve, 1.595 m

Da qui è possibile proseguire per il Lago di Sasso (1.900 m), un piccolo lago naturale dove si specchia il Pizzo dei Tre Signori, o il Rifugio Santa Rita (1.999 m), alla Bocchetta della Cazza, sullo spartiacque con la Val Varrone.

Rifugio Santa Rita, 1.999 m

Dal Rifugio Santa Rita la vista spazia sui monti Legnoncino (1.714 m) e Legnone (2.610 m), il Pizzo Alto (2.512 m), il Monte Rotondo (2.496 m) e il vicino Pizzo Mellasc (2.465 m), che si unisce al Pizzo Varrone e al Tre Signori alla Bocchetta di Varrone, in prossimità del Rifugio FALC (2.120 m), che è possibile raggiungere dal Santa Rita con qualche cautela, costeggiando il versante N del Pizzo Varrone. Dal Rifugio Santa Rita, in direzione W, stacca proprio la Sponda di Biandino, che prosegue lungamente fino al Pian delle Betulle e al Passo di Piazzo (912 m), sopra Casargo, dove transita la carrozzabile tra la Valsassina e la Val Varrone. La cima più alta della Sponda di Biandino, il Pizzo Cornagiera (2.048 m), già ricordato dal Magni, è un cupolone erboso che regala una splendida vista sulla cresta Legnone-Tre Signori e le sottostanti vallate.

Pizzo Cornagiera, 2.048 m

Raggiungere la Cornagiera dal Rifugio Santa Rita è di dubbia convenienza: meglio salire dal versante opposto, partendo dall’Alpe di Paglio, passando per il Pian delle Betulle e attraversando sopra l’appartato Rifugio Ombrega (1.580 m), da cui si può anche scendere a Premana. Dal Pizzo Cornagiera una rocciosa cresta si protende a settentrione passando per alcuni risalti senza nome e terminare al Pizzo d’Alben (1.800 m) e precipitare in Val Varrone.

Sull’altro versante della valle, in prossimità del Rifugio Bocca di Biandino, stacca il sentiero per il Rifugio Alberto Grassi (1.987 m), al Passo del Camisolo, storico rifugio che con le sorelle FALC e Santa Rita è una delle capanne di riferimento per chi vuole affrontare il Pizzo dei Tre Signori dal lato lecchese. La via di accesso risale un costone di conifere transitando in prossimità della Casa Alpina Pio X (1.688 m) e quindi per pascoli. Giunti in prossimità del passo, ecco comparire il Rifugio Grassi, in prossimità delle vecchie miniere del Camisolo. Da qui la vista spazia sul vicino Tre Signori e la sottostante Val Brembana. Il ritorno avviene per il medesimo itinerario.

Rifugio Grassi, 1.987 m

Non propriamente in Val Biandino, ma prossimo a essa e ad essa collegato, è lo storico itinerario che da Barzio (769 m) raggiunge il Rifugio Buzzoni (1.590 m).

Rifugio Buzzoni, 1.590 m

Il Rifugio Buzzoni è raggiungibile anche dal Rifugio Grassi transitando per l’erto ed esposto (attenzione in inverno!) Passo del Toro (1.945 m). Il sentiero da Barzio risale lungamente la Valle del Cedrino, passando per Nava e il suo alpeggio e la semidistrutta baita di Piancagianni. Il sentiero si arrampica quindi ripidamente in una faggeta per uscire all’Alpe Tè e raggiungere il Rifugio Buzzoni, posto su un poggio appartato con magnifica vista sulle Grigne. L’ascesa è lunga (circa 3 h), ma permette di visitare un’area della Valsassina un po’ nascosta. La discesa, compiendo un anello, può avvenire prendendo per Introbio in prossimità dell’Alpe Tè. Dopo un vecchio faggio monumentale che merita una visita, si supera il torrente su un ponte, passando sul versante destro idrografico della valle. Scendendo lungamente si raggiunge una carrareccia che proviene dalla strada della Val Biandino: da qui si passa la cappella di Sant’Uberto e seguendo le indicazioni si torna a Barzio.

Nota Tecnica

Tutti i percorsi della Val Biandino possono essere definiti di media montagna (livello di difficoltà E-EE). Non si sottovalutino le escursioni poiché esse si svolgono in ambiente di montagna e possono richiedere anche alcune ore di cammino, specie se si vuole raggiungere i rifugi Grassi e Santa Rita, o il Lago di Sasso, ma anche il Rifugio Buzzoni. Anche raggiungere solo i rifugi Bocca di Biandino, Tavecchia e Madonna della Neve richiede più di 2 h di cammino. Valutare quindi sempre le proprie forze e capacità, e, nel dubbio, farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche sui percorsi più facili. Si raccomanda prudenza sul collegamento tra i rifugi Santa Rita e FALC per la possibile presenza di neve anche all’inizio dell’estate, e nel passaggio esposto al Passo del Toro. Fare attenzione sul sentiero che da Barzio conduce al Rifugio Buzzoni, specie in primavera, per presenza di ghiaccio. L’attraversamento di due canalini è comunque protetto da catene fisse.

La frequentazione della zona in inverno richiede abbigliamento ed attrezzatura adatte ad affrontare la montagna nella stagione invernale. Attenzione alla neve.

Guido Sala


[1] Giuseppe Arrigoni, Notizie storiche della Valsassina e delle terre limitrofe, Introbio, 1889

[2] Angelo Sala, Il Pizzo dei Tre Signori, una montagna da protagonisti, Bellavite Editore, 2003

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