Le Alpi del Viceré 1/2: I monti Boletto, Bolettone, Palanzone e Preaola

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Di Guido Sala

Una tozza penisola si incunea tra i due rami del Lago di Como: è il Triangolo Lariano, un territorio montuoso isolato in gran parte boscoso, la cui catena principale è caratterizzata da cime tondeggianti e lunghe dorsali erbose dalle quali la vista spazia su gran parte del bacino del Lario e della Pianura Padana, fino al Monte Rosa, il Monviso e l’Appennino Ligure.

Partendo da Brunate, appena sopra Como, la cresta principale si sviluppa in direzione E, incontrando il Monte Boletto (1.236 m), quindi il Monte Bolettone (1.317 m), separato dal fratello minore dalla Bocchetta di Molina (1.119 m). Dal Bolettone prosegue in direzione NE fino alla Bocchetta di Lemna (1.167 m), per raggiungere la cima minore del Pizzo dell’Asino (1.272 m) e, superata la Bocchetta di Palanzo (1.210 m), il Monte Palanzone (1.436 m).

Monte Bolettone, 1.317 m.

Alla Bocchetta di Lemna una cresta secondaria prosegue in direzione E-SE, formando il Monte Puscio (o Croce di Maiano, 1.141 m) e il piccolo Monte Panigas (902 m), per poi scendere ripidamente verso frazione Crevenna in comune di Erba. La dorsale principale prosegue invece dal Monte Palanzone in direzione N, superando la Colma del Piano (o Colma di Sormano, 1.124 m) e raggiungendo il Monte San Primo (1.686 m), che è la cima più elevata del gruppo, per poi scendere fino a Bellagio, tuffandosi nelle acque del Lario. Poco a N del Monte Palanzone una dorsale minore raggiunge a W le cime isolate del Monte di Palanzo (1.391 m) e del Monte Preaola (1.417 m), mentre a E un’altra cresta scende fino a incontrare il Monte Barzaghino (1.048 m), per i cui ripidi fianchi si raggiunge Caslino d’Erba.

Dalla cima del San Primo due creste quasi simmetriche scendono verso W fino al Monte Colmenacco (1.281 m) e verso E al Monte Ponciv (1.453 m), sui cui versanti nasce il fiume Lambro, che scorre verso la pianura attraverso la Valassina, separando la catena del Triangolo Lariano propriamente detta dal Gruppo dei Corni di Canzo, geograficamente parte della medesima penisola, ma di caratteristiche differenti rispetto alle vette erbose sopra elencate, e da un piccolo gruppo minore, posto a N di Valbrona, formato dal Monte Megna (1.050 m) e dal Monte Oriolo (1.108 m).

Monte Megna, 1.050 m

Il gruppo dei Corni di Canzo è invece formato dai monti Cornizzolo (1.240 m), Rai (1.261 m), Prasanto (1.244 m), Corni di Canzo (1.371 m) e Moregallo (1.276 m), oltre al Corno Birone (1.116 m), con caratteristiche proprie che lo avvicinano alle vicine Grigne (cfr. L’isola senza nome: il gruppo dei Corni di Canzo – PopolidelleAlpi).

È possibile attraversare l’intero territorio percorrendo la dorsale del Triangolo Lariano, un sentiero lungo circa 40 km che permette, partendo da Brunate, di raggiungere Bellagio superando in sequenza i monti Boletto, Bolettone, Palanzone e San Primo. Il ritorno avviene per battello, che da Bellagio riporta a Como. Questo itinerario è abbastanza lungo e può essere spezzato in due giorni, pernottando al Rifugio Riella (1.285 m), appena a N del Monte Palanzone, o agli esercizi posti intorno alla Colma del Piano.

Altri percorsi consentono di raggiungere singolarmente le singole vette o di concatenarne alcune. Tenendo come base di partenza l’Alpe del Vicerè (900 m), sopra Albavilla, anticamente detta Alpe di Villa o Prato degli Angioli, e rinominata in seguito all’acquisto che ne fece nel 1810 Eugenio di Beauharnais (1781-1824), figliastro di Napoleone Bonaparte e da lui nominato Vicerè d’Italia, per farvi costruire un grande fabbricato per il soggiorno estivo dei suoi cavalli, è possibile compiere uno splendido anello raggiugendo prima la Capanna Brigata Patrizi (986 m), quindi la Bocchetta di Molina e il Monte Boletto. La cima del Monte Boletto può essere raggiunta anche da Tavernerio, da località Gilasca, oppure, compiendo un anello un po’ insolito, da Brunate e scendendo per il Castello di Ardona, una vecchia villa neogotica in stato di abbandono posta sullo scuro versante N del monte. La via per il Castello di Ardona si stacca sulla destra scendendo dal Boletto verso Brunate: evitando la visita alle rovine (pericolanti) della villa, un ripido sentiero permette di raggiungere la chiesina di Santa Elisabetta di Montepiatto (618 m), da cui è possibile raggiungere la Pietra Pendula, praticamente attaccata alla chiesina, un bizzarro masso erratico a forma di fungo a cui pare non sia però estranea la mano dell’uomo. Da qui è possibile tornare a Brunate per un sentiero di mezzacosta che permette di raggiungere un secondo grande masso erratico del tutto naturale. L’area di Montepiatto e di Torno è interessante anche per la presenza dei massi avelli, antiche tombe di epoca barbarica utilizzate nel Medioevo come abbeveratoi.

Santa Elisabetta di Montepiatto.

Dalla cima del Boletto è possibile tornare sui propri passi per risalire il Monte Bolettone e raggiungere sull’altro versante la Capanna Mara (1.125 m), e da qui tornare all’Alpe del Vicerè. Questo storico rifugio prealpino è raggiungibile anche dall’Eremo di San Salvatore (570 m), appena sopra Crevenna, passando sotto il Sasso di Erba e superando i monti Panigas e Puscio. La discesa può avvenire sull’altro lato, raggiungendo il Rifugio Cacciatori all’Alpe del Vicerè e da qui scendere in Val Bova, incuneata tra i monti Bolettone e Puscio, passando per il Buco del Piombo (695 m), una maestosa grotta naturale la cui apertura è paragonabile come dimensioni al Duomo di Milano. L’area del Buco del Piombo, specialmente in inverno, ha un aspetto un po’ sinistro, tra alte pareti di roccia e fitto bosco e non a caso incontrò il gusto gotico di fine Settecento dei coniugi Federico e Carolina Lose, che la dipinsero nel loro Viaggio pittorico nei Monti di Brianza (1823), un’opera di ventiquattro incisioni colorate a mano che celebra la bellezza della Brianza, un best-seller dell’epoca e che a distanza di due secoli dalla pubblicazione ha ancora un grande successo quando riproposta in forma di mostra temporanea. Il gusto macabro dell’epoca è confermato anche dall’altro nome con cui localmente è conosciuto questo luogo: Orrido di Caino. Si dice infatti che la Val Bova fosse rifugio di briganti e omicidi, al sicuro in questa fosca forra, anche se posta a solo poche decine di minuti a piedi dai paesi sottostanti.

La Capanna Mara può essere inclusa in un giro altrettanto ampio partendo da Caslino d’Erba, all’Alpe del Piot (587 m), risalendo la Valle del Piot fino al Monte Puscio e alla Capanna Mara, e completando l’anello raggiungendo la cima del Monte Palanzone, e da qui tornando a Caslino d’Erba incrociando il sentiero alla Bocchetta di Palanzo. A Caslino d’Erba è molto consigliabile la visita alla Madonna di San Calogero, una piccola chiesa romanica del X secolo, a circa 1 km di distanza in direzione Asso dal centro abitato.

Madonna di San Calogero (secolo X), Caslino d’Erba.

Un percorso interessante per raggiungere il Monte Palanzone è quello che parte dal Santuario della Madonna di Campoè (883 m), in comune di Caglio, che da qui risale la cresta E del Monte Palanzone, trascurando sulla sinistra la deviazione per il Monte Barzaghino.

Madonna di Campoè (XVI secolo), Caglio.

Il percorso può essere chiuso tornando alla Madonna di Campoè per il sentiero che dalla Colma di Caglio (1.129 m), appena a N del Monte Palanzone, scende verso il castagneto di Caglio. Merita senza dubbio una visita anche la chiesa alpestre della Madonna di Campoè, del XVI secolo, dove una splendida Virgo Lactans del 1508 accoglie i visitatori. La Madonna che allatta è una figura tipica dell’iconografia mariana dell’Alta Brianza fino alla Controriforma: ve ne sono anche a Magreglio, a Bosisio Parini, a Garbagnate Monastero, a Veduggio con Colzano, ad Agliate, a Merate e a Cremeno, in Valsassina. Sempre nell’area, più specificatamente in comune di Rezzago, è possibile visitare con un facile itinerario i Funghi, detti appunto di Rezzago: delle emergenze geologiche dovute all’erosione delle acque. Si tratta di piccole piramidi di terra su cui poggiano dei massi di medie dimensioni, fatalmente destinate a crollare col defluire delle acque, o a rigenerarsi di nuovo dal versante.

Funghi di Rezzago.

Sempre a Rezzago, è molto raccomandabile la visita alla Chiesa dei Santi Cosma e Damiano, una antichissima pieve romanica risalente addirittura al VII, se non V secolo.

Chiesa dei Santi Cosma e Damiano (Rezzago).

Chiude la parte meridionale del Triangolo Lariano il semisconosciuto Monte Preaola (1.417 m), alto poco meno del Palanzone, ma posto in posizione un po’ defilata rispetto alla dorsale principale. La sua cima isolata, dalla quale si gode un magnifico panorama sul ramo occidentale del Lario, può essere raggiunta da Nesso, risalendo con lungo itinerario tutta la vallata fino alla Bocchetta di Sciff (1.295 m) e quindi la Bocchetta di Lavignac (1.331 m).

Il ramo occidentale del Lario dal Monte Preaola.

Da qui per ripida traccia si raggiunge la soprastante cima del monte, posta in fronte al Monte di Palanzo. Più brevemente, il Monte Preaola può essere raggiunto dalla Colma del Piano, superando la Colma e la Bocchetta di Caglio (1.290 m) e la Bocchetta di Nesso (1.313 m), non lontano dal Rifugio Riella. Da qui un sentiero stacca in direzione W raggiungendo le già descritte bocchette di Sciff e di Lavignac, e da qui alla vetta.

Nota Tecnica

Tutti i percorsi dei monti del Triangolo Lariano possono essere definiti di media montagna (livello di difficoltà massimo EE). Non si sottovalutino comunque eventuali escursioni poiché esse si svolgono sempre in ambiente di montagna e possono richiedere anche alcune ore di cammino, specie le vie che da Caslino d’Erba portano al Monte Palanzone o il sentiero che da Nesso raggiunge il Monte Preaola. Valutare sempre le proprie forze e capacità, e, nel dubbio, farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche sui percorsi più facili. Porre speciale attenzione in Val Bova, specie in inverno. La scarsa illuminazione solare può portare a presenza di ghiaccio, anche a bassa quota. Nella stagione invernale porre attenzione anche ai percorsi che tagliano i lati N del Boletto, Bolettone e soprattutto Palanzone per possibile presenza di neve e ghiaccio.

Guido Sala

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