Tra dinosauri e trincee: Il Monte San Giorgio e il Poncione d’Arzo/Monte Pravello

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Di Guido Sala

Se si osserva dall’alto il Lago di Lugano, balza immediatamente all’occhio la sua forma contorta, che sembra aprirsi a forza uno spazio nelle vallate tra Italia e Svizzera, facendo da fattore unificante a un territorio diviso tra due stati (Italia e Svizzera) e tre aree amministrative: le province di Como e Varese, e il Cantone Ticino. Sul suo lato meridionale, una tozza penisola si incunea in esso tra Porto Ceresio e Riva San Vitale, una sorta di Triangolo Lariano in miniatura: è il piccolo gruppo del Monte San Giorgio (1.097 m) e del Poncione d’Arzo (1.015 m), in Italia identificato sulle carte come Monte Pravello.

Il Monte San Giorgio e il Poncione d’Arzo/Monte Pravello dal Monte Minisfreddo. Dietro di essi, il Monte Generoso.

Considerato parte delle Prealpi Varesine, di questo territorio colpisce l’isolamento rispetto ai monti circostanti: la Val Ceresio lo separa a W dalla cresta Piambello-Poncione di Ganna-Minisfreddo-Monarco, mentre a E la piana di Mendrisio lo separa dal più imponente Monte Generoso e dalla dirupata Sighignola. I due piccoli monti che formano il gruppo sono isolati, non essendovi una vera continuità della cresta: la valletta di Meride separa infatti il Monte San Giorgio, a N, dal Poncione d’Arzo/Monte Pravello, a S. I monti solitari, o orfani, sono relativamente diffusi nella regione insubrica; basti pensare al Monte Orfano (794 m), in comune di Mergozzo (VCO), al piccolo Monte Useria (555 m), a S di Bisuschio (VA), al Monte San Salvatore (912 m), che sovrasta Lugano (CH), il Montorfano (554 m), nel comune omonimo in provincia di Como, e il Monte Barro (990 m), in fronte a Lecco. Di là dell’Adda, non propriamente parte della regione insubre, ma giusto alle soglie di essa, il Monte Canto (710 m), a S di Pontida (BG).

Il gruppo San Giorgio-Poncione d’Arzo/Pravello è molto importante a livello paleontologico per la presenza di numerosi fossili di rettili del Triassico Medio e del Giurassico, tra 245 e 143 milioni di anni fa, tanto da essere parte del patrimonio UNESCO. I siti fossiliferi di queste montagne, non del tutto esplorati, rilasciano relativamente spesso esemplari di fossili che sono conservati in loco, nei musei di Meride (CH) e di Besano (VA), o nei musei di scienze naturali delle vicine metropoli di Milano e Zurigo. Tra le scoperte più celebri, il Besanosaurus leptorhynchus, un ittiosauro vissuto circa 240 milioni di anni fa, ritrovato nella Cava del Sasso Caldo in comune di Besano nel 1993, e il Saltriovenator zanellai, un dinosauro teropode parente dei ceratosauri, ritrovato nel 1996 nella Cava Salnova di Saltrio. Gli ittiosauri non erano dinosauri, ma rettili prossimi agli attuali varani, adattati alla vita marina. Il Saltriovenator era invece un dinosauro, quindi caratterizzato da zampe sotto il corpo, e non laterali a esso, come è per le lucertole, un probabile sangue caldo e un piumaggio primordiale. I dinosauri sono assai più connessi agli uccelli, che di fatto ne sono gli eredi, che agli attuali rettili, ammesso che tra le due classi di vertebrati possa essere fatta una chiara distinzione scientifica.

Ricostruzione di Saltriovenator zanellai, Museo della Scienza e della Tecnica, Milano.

Il Monte San Giorgio può essere salito da più versanti: a W da Besano, da Brusino Arsizio o da Porto Ceresio, a S da Meride e a E da Riva San Vitale. Un itinerario consigliabile, che consente di attraversare più versanti del monte, è quello che parte dall’inconfondibile cupola barocca del Tempio della Santa Croce a Riva San Vitale, per risalire il versante E del monte e raggiungere la cresta ad una bocchetta attorno agli 850 m: da qui si raggiunge la cima del monte (1.097 m) per l’ampia cresta sommitale, con grande vantaggio panoramico sull’imponente versante W del Monte Generoso.

Il Monte Generoso dal Monte San Giorgio, 1.097 m.

In cima al Monte San Giorgio si trova la chiesetta-rifugio che dà il nome al monte, e a N di essa uno splendido panorama sul ponte di Meride, Lugano e il Ceresio, circondato dalle Alpi Lepontine.

Monte San Giorgio, 1.097 m

Dalla cima del monte è possibile scendere per il ripido e ombroso versante N (attenzione al ghiaccio in inverno!), fino a raggiungere un poggio attorno ai 600 m di quota. Da qui il sentiero svolta nettamente a E, costeggiando il versante orientale del monte per raggiungere Riva San Vitale. In alternativa dalla cima del monte è possibile scendere lungo il versante S, fino ad un bivio dove il sentiero, svoltando a sinistra, torna a Riva San Vitale. Meritano senz’altro una visita il grazioso borgo e il Tempio della Santa Croce, risalente agli ultimi decenni del XVI secolo (1580-1594, consacrato nel 1599), la cui imponente cupola a volta domina il nucleo storico.

Tempio della Santa Croce, Riva San Vitale.

Di particolare pregio i tre portali lignei. All’interno si possono ammirare ricchi stucchi, affreschi e caratteristiche colonne doriche, oltre al pavimento policromo ed alcune pregevoli opere di scuola lombarda. La costruzione è attribuita all’architetto Giovan Antonio Piotti, originario di Vacallo (CH), che operò nel cantiere del Duomo di Como e in alcune prestigiose residenze nobiliari comasche.

Anche il gemello Poncione d’Arzo/Monte Pravello può essere salito da diversi versanti: da Besano, da Viggiù e da Saltrio sul lato italiano, da Meride o da Arzo sul versante svizzero. Se sul versante italiano gli accessi coincidono quasi del tutto con le strade militari della Linea Cadorna (l’imponente linea di difesa costruita tra il XIX e il XX secolo per difendere il giovane Regno d’Italia da una invasione dalla Svizzera, che si sviluppa dalla Val Varrone alla Valgrande), l’accesso dal lato svizzero è più selvaggio. Un bell’anello che consente di vedere entrambi i versanti del monte parte da località La Perfetta (560 m), in comune di Arzo, e percorre la cresta E-SE del monte, passando per la Costa di Prabello e una dirupata cimetta senza nome, su alcune carte chiamata Quota 882, precipite su Sorengo.

La dirupata Quota 882.

Da qui per ripida traccia si raggiunge il Poncione di Arzo (1.015 m), poco dopo un cippo che ricorda il respingimento di Liliana Segre e della sua famiglia da parte delle autorità svizzere nel dicembre 1943, durante la Shoah, un atto non degno delle tradizioni di libertà e democrazia proprie della Confederazione Elvetica, che condannò a morte l’intera famiglia, la cui unica sopravvissuta è proprio Liliana Segre.

Cippo commemorativo del passaggio di Liliana Segre nel dicembre del 1943.

Dalla cima svizzera, immersa nel bosco, una piatta cresta conduce alla punta italiana, il Monte Pravello, alla medesima quota, dove una croce in pietra e un’ampia vista sul Lago di Lugano accolgono l’escursionista.

Monte Pravello, 1.015 m

Una vecchia casamatta della guardia di finanza è posta accanto al cippo di vetta, a memoria del periodo del contrabbando in anni ormai lontani. Dalla cima è possibile scendere sul lato italiano per il sentiero che poco dopo diventa strada militare. Si attraversano trincee e fortificazioni ancora in ottimo stato, e si può risalire alla cima del Monte Orsa, la terza vetta del monte, a quota 998 m, purtroppo sede di troppi ripetitori.

Le fortificazioni del Monte Pravello.

Da qui si torna sulla strada militare che scende fino a Saltrio, da dove per carrareccia asfaltata si attraversa la dogana a piedi, tornando in Svizzera, alla Perfetta. A margine del valore paleontologico di questo piccolo gruppo montuoso, si ricorda che il Poncione d’Arzo/Monte Pravello è ricco di scisti bituminosi dai quali nel secolo scorso si ricavava un olio minerale usato sia per l’illuminazione che a scopo medicinale.

Il gruppo del Monte San Giorgio/Poncione d’Arzo/Monte Pravello è un buon esempio di come l’interesse di un monte non sia esclusivamente determinato dall’altezza della cima: montagne di bassa quota hanno spesso luoghi e storie, quasi sempre sconosciute, che meritano di essere visitati e approfondite come i monti più elevati.

Nota Tecnica

Tutti i percorsi del Monte San Giorgio e del Poncione d’Arzo/Monte Pravello possono essere definiti di media montagna (livello di difficoltà massimo EE). Non si sottovalutino eventuali escursioni poiché esse si svolgono comunque in ambiente di montagna e possono richiedere anche alcune ore di cammino. Valutare sempre le proprie forze e capacità, e nel dubbio farsi accompagnare da persone esperte. Si raccomanda anche attenzione a descrizioni dei percorsi trovati in rete su siti non autorevoli. L’ambiente montano non è necessariamente ostile e pericoloso, tuttavia tutti i percorsi richiedono equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un livello di attenzione elevato, anche sui percorsi più facili. Si raccomanda di stare sui percorsi segnalati, specie sul Poncione d’Arzo/Monte Pravello, poiché tracce non chiare possono condurre in aree solitarie, spesso con scarsa copertura telefonica. Attenzione in inverno al ghiaccio che può rimanere anche tutto il giorno su versante N del Monte San Giorgio. Poco sotto al Poncione d’Arzo, attenzione ad attraversare la quota 882, che ha un tratto esposto, per quanto breve.

Guido Sala

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