Loco seu monte qui dicitur Briantiae
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Di Guido Sala
Una serie di alture aventi una certa continuità altimetrica che attraverso la sella di Galbiate (371 m) si raccordano al Monte Barro (990 m) accompagna l’automobilista che da Barzanò scende verso Lecco dalla SP91: è il Monte della Brianza, che raggiunge il suo culmine nel Monte Crocione (877 m) e nel Monte San Genesio (849 m). A SW del San Genesio, un po’ staccato dalla dorsale maggiore, la cresta risale al Monte della Brianza propriamente detto (590 m), inconfondibile per la torre campanaria (il “Campanone”) che si trova in cima ad esso, per poi scendere boscosa fino a Dolzago.

Il Monte della Brianza poco sopra Ello.
Area di aspetto piacevolmente prealpino, quasi interamente boschiva e più vista di sfuggita dal basso che visitata attraverso i sentieri che la percorrono, il Monte della Brianza è, a onore del vero, la vera Brianza storica, che ha quasi nulla a che vedere con gli attuali confini amministrativi della Provincia di Monza e Brianza (fatto salvo i comuni di Veduggio con Colzano, Renate e – parzialmente – Besana in Brianza), e ancor meno con la “Brianza del mobile”: i comuni di Cantù, Mariano Comense, Meda, Cabiate, Barlassina e territori limitrofi, che con essa hanno un legame nel migliore dei casi sfumato. Il nome “Brianza” compare infatti per la prima volta nella storia nel Codex Diplomaticus Lombardiae (816 d.C.), nel quale si fa riferimento ad un “locus Brianzola” riferito proprio a queste alture (Brianzola è tuttora una località del Comune di Castello di Brianza). Una traccia più articolata è presente in un atto di donazione dell’anno 1197, dove si indica un “loco seu monte qui dicitur Briantiae”. Brianza deriva dal celtico (o ligure, non è chiaro) “brig”, che significa appunto monte, altura, ma anche luogo fortificato: una radice antica che si trova in molte località alpine e non solo: Brig, nel Vallese (CH), Briançon, nelle Alpi Cozie (FR), Bregenz, nel Voralberg (AUT). Curioso è poi come questo arcaico toponimo sia rimasto in alcune remote valli tra le province di Pavia, Piacenza, Genova e Alessandria, aree toccate solo parzialmente dalle sovrapposizioni romana e poi germanica, con il significato originario di monte: il Bric delle Camere in Valle Spinti, il Bric Arpescella in Valle Gorzente, il Bric Berton in Valle Orba, il Bric dei Gorrei in Valle Erro, luoghi selvaggi poco o per nulla frequentati, e nemmeno troppo mappati, di grande interesse paesaggistico nonostante l’altezza modesta.

La cresta sommitale del Monte della Brianza.
A livello geologico su questa dorsale “affiorano banchi di dolomia principale e retica sui versanti non privi di qualche asprezza del Monte Barro, ma in breve succedono verso sud, e continuano poi, le arenarie grigio chiare e i calcari bianchi-azzurri e verdastri del Cretacico, rocce in genere poco compatte in cui l’erosione glaciale ha modellato forme nel complesso molto blande sulle quali, durante la stasi di ritiro, il fronte del ghiacciaio ha abbandonato vasti depositi morenici[2]”, che attualmente formano a contorno del Monte della Brianza i colli di Santa Maria Hoè (bizzarro toponimo dal tedesco Hohe, alto), Perego, Sirtori, Montevecchia e Olgiate Molgora. Un’escursione al Monte della Brianza può partire dalle varie località che lo circondano, ma forse l’anello più completo parte da Oggiono in località Castello da dove, lasciata la macchina, si raggiunge Ello (411 m) per il sentiero n. 10, che prosegue fino al bel nucleo rurale, quasi interamente preservato, di Cascina Figina (635 m), da dove comincia la parte più propriamente “montana” dell’itinerario.

Cascina Figina.
Il sentiero prosegue oltre Cascina Figina raggiungendo con qualche svolta il Monte Crocione (877 m) che è la massima elevazione di questo piccolo monte. La cima è quasi interamente boscosa e, specialmente in estate, non offre grandissime viste. Meglio in inverno, quando con gli alberi spogli si intravedono le vicine montagne lecchesi. Da qui il sentiero prosegue sulla larga cresta, passando la graziosa Madonna dell’Alpe (889 m), vera cima del Monte della Brianza, anche se non sempre mappata.

Madonna dell’Alpe (889 m).
Si procede oltre e tra saliscendi si raggiunge il Monte San Genesio (832 m), dove si trovano il bel ristoro alpino e l’omonimo eremo. Pare che già nell’età antica il monte, in modo non dissimile dalla basilica di San Pietro al Monte di Civate, avesse sulla sommità un piccolo tempio dedicato a qualche divinità pagana che gli donava una certa aura sacrale. Un documento notarile del 950 d.C. cita una “cappella Sancti Genexi in Monte Soma”, già cristiana. Nel 1592 il tempietto medioevale e le sue adiacenze passarono sotto la giurisdizione degli Agostiniani fino al 1770, per essere poi abbandonato. Dal 1863 al 1938 una comunità di frati Camaldolesi, votati ad una vita eremitica dedicata alla preghiera, alla riflessione e al lavoro, ricostruirono la chiesa e l’attiguo convento, dedicandolo a San Giuseppe. Attualmente il complesso non è visitabile, se non in giornate speciali, in quanto di proprietà privata.

Eremo di San Genesio (832 m).
Dalla sommità del San Genesio la vista è più ampia che dalla cima gemella: il Resegone, i monti Tesoro e Linzone, la valle dell’Adda e la Brianza. Da qui è possibile scendere verso il bel borgo storico di Campsirago (676 m), e quindi Giovenzana e Piecastello, la frazione di Colle Brianza dove si trova il Campanone, anch’esso privato e non visitabile. La leggenda dice che la torre del Campanone sia un residuo di un castello della regina longobarda Teodolinda: in realtà si tratta di una torre medioevale, rifatta sicuramente dopo il XVI secolo[3], il cui scopo era probabilmente quello di segnalare pericoli incombenti tramite il suono delle campane: incendi, tempeste, scorrerie di soldataglie, in maniera non diversa dalla verità storica nascosta dietro la leggenda dei fratelli eremiti della Valsassina (si veda qui: Il gigante addormentato: il Monte Muggio – PopolidelleAlpi),
Dalla vetta del San Genesio è possibile proseguire l’anello attraverso il sentiero 9 che, scendendo sul lato NE del monte, raggiunge Dozio, con splendide viste sul gruppo del Resegone e il Lago di Olginate, e quindi Consonno (630 m), la famosa – purtroppo – città abbandonata dell’Alta Brianza: una brutta storia di speculazione e disastro ambientale che ha portato ai risultati che si vedono attraversando le rovine di quella che doveva essere un’improbabile “Città dei Balocchi”. Per chi volesse approfondire la triste storia di questa località può consultare il bel sito www.consonno.it, ricco di foto e testimonianze dell’epoca. Da Consonno il percorso prosegue raggiungendo Villa Vergano (515 m), aggirando un’altura boscosa che su alcune mappe è segnalata come Monte Regina (817 m), e da qui tornando verso Ello e Oggiono. In alternativa, sempre da Consonno, è possibile raccordarsi al sentiero 1 per breve salita e scendere a Cascina Figina e quindi a Oggiono senza passare da Villa Vergano.

Scendendo verso Dozio.
Il ritorno verso Oggiono può essere fatto, sempre dalla vetta del San Genesio, scendendo dal versante W per il sentiero 11, attraversando Fumagallo (767 m), con la piccola chiesa di San Nicola (XIV-XV secolo), e Ravellino (584 m), per poi raccordarsi tramite la carreggiata al sentiero n. 10 tra Cascina Figina ed Ello.
Oltre all’aspetto escursionistico, vi sono alcune cose interessanti nelle vicinanze che meritano una visita: la frazione Bestetto di Colle Brianza, dalla quale si gode una magnifica vista sulla pianura occidentale fino al Monte Rosa e al Monviso, frazione Nava, sempre in comune di Colle Brianza, con la bella chiesa di San Michele (XVI secolo) e il battistero di San Giovanni Battista (XI secolo) di Oggiono, una pregevole testimonianza del romanico lombardo.

La chiesa di San Michele di Nava.
Probabilmente costruito su un edificio preesistente, esso ha al suo interno una vasca battesimale ottagonale del V-VI secolo d.C. Il restauro del 1932 lo ha consegnato al suo aspetto originale dopo che per circa due secoli assolse la funzione di sagrestia subendo numerosi adattamenti, tra cui gli affreschi barocchi sulle pareti interne che rappresentano alcuni santi. Risalendo da Oggiono verso Barzanò per la già ricordata SP91 è possibile visitare il Santuario di Santa Maria Nascente di Bevera (XV-XVI secolo, probabilmente su un edificio precedente), legato a una vicenda a metà tra storia e leggenda. Pare che il santuario sia sorto in seguito alla disavventura di una fanciulla che, insidiata da un signorotto locale, tale Don Alfonso Isacchi, detto l’Orso di Barzago, si sarebbe rifugiata in questo luogo presso un’edicola dedicata alla Madonna, che le sarebbe apparsa confortandola e facendo fuggire il bruto per lo spavento. Questa storia fu ripresa da Cesare Cantù (1804 – 1895) nella sua novella “La Madonna d’Imbevera” e ha una incredibile somiglianza con la vicenda che sta alla base dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (1785 – 1873). L’edificio ha subito diversi rimaneggiamenti nel corso dei secoli fino ad assumere la configurazione attuale, risalenti agli anni Settanta del Novecento: l’architettura del grazioso frontespizio è di pietra finemente lavorata, mentre al suo interno si trova l’icona delle Beata Vergine Assunta in cielo (XVII secolo), dipinta su tela. In cima alla tela principale una seconda tela riproduce in piccole figure ben dipinte la Natività della Beata Vergine Maria, alla quale la chiesa è dedicata.
Nota Tecnica
Tutti i percorsi del Monte della Brianza sono di difficoltà modesta (T-E). Se si volesse partire da Oggiono, non si sottovaluti comunque il dislivello (circa 650 m) tra il parcheggio dove lasciare l’auto e la cima del San Genesio. Valutare quindi sempre le proprie forze e capacità, e, nel dubbio, abbreviare il percorso guadagnando la cima del monte dalle molte località raggiungibili in auto poste sui suoi versanti. L’anello integrale richiede comunque equipaggiamento adatto (scarpe, abbigliamento, zaino, acqua) e un buon livello di attenzione, specie in prossimità di deviazioni, non sempre ben segnalate.
Guido Sala
[1] G. Dolzio, Del contado della Martesana, Agnelli, Milano, 1876
[2] R. Pracchi, La Brianza e la collina comasca, 1964





