L’ECO DELLE RADICI: LO JODEL SI FA ETERNO NEL PATRIMONIO UNESCO
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Di Lucas Casati

In un’epoca che corre frenetica verso l’oblio del passato, esiste un richiamo che non può essere ignorato, un’eredità che trascende il tempo e si impone con la forza della propria identità: lo jodel. Con una decisione che rende onore alla storia, l’UNESCO ha ufficialmente inserito questo canto tradizionale svizzero nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Non si tratta di un semplice riconoscimento formale, ma della consacrazione di una conoscenza che vive nelle pratiche comunitarie e nelle interazioni sociali, un patrimonio che non si materializza in edifici, ma nel respiro stesso di un popolo.
Custodire la tradizione non è un atto di nostalgia, ma un dovere civile. Lo jodel, considerato il “canto emblematico della Svizzera”, rappresenta un pilastro dell’appartenenza culturale. Con i suoi oltre 12.000 jodler e i 711 gruppi riconosciuti, questa disciplina non è un reperto da museo, ma una forza vibrante che anima concerti, feste e competizioni, dove il rigore della tecnica — l’alternanza sapiente tra voce di petto e falsetto — si sposa con l’orgoglio dei costumi regionali.
È fondamentale comprendere che queste tradizioni sono organismi vivi. Lo jodel non è solo un retaggio dei nostri avi; è una pratica in continua evoluzione che vede artisti contemporanei cimentarsi in nuove espressioni, a dimostrazione di una vivacità che non teme la modernità. Come affermato dai vertici dell’Associazione svizzera di jodel, questo riconoscimento è un tributo allo spirito di appartenenza e alla passione che caratterizzano generazioni di cittadini.
Le radici dello jodel affondano in una dimensione profonda, quasi ancestrale. Sebbene diffuso anche in altre regioni come la Baviera, l’Austria, la Georgia e persino in Africa centrale, la sua essenza risiede in quella che gli esperti definiscono l'”ipotesi affettiva”: lo jodel nasce come espressione pura dei sentimenti umani. È questa carica emotiva che dobbiamo proteggere con fermezza.
L’ingresso dello jodel nel firmamento dell’UNESCO segue quello di altre eccellenze svizzere, dalla Festa dei vignaioli alle processioni della Settimana Santa di Mendrisio, fino alla meccanica degli orologi. Ogni nuova iscrizione è un monito: la nostra identità è un mosaico di saperi che abbiamo il compito di tramandare intatti.
Difendere queste tradizioni significa difendere chi siamo. Lo jodel, con la sua sonorità potente e le sue sillabe cariche di storia locale, ci ricorda che senza radici non può esserci futuro. È tempo di guardare a queste pratiche con l’eleganza che meritano e la fermezza di chi sa che un popolo senza tradizioni è un popolo senza anima.





